Mito sumero di Enki e Ninmah (2200.a.C.)

Tutti i miti sumeri dedicati alla creazione dell’uomo concordano su un punto fondamentale: l’uomo fu creato per lavorare la terra, così che gli dèi non dovessero più farlo. Dopo che il mondo venne organizzato dal potere divino, gli dèi vi si stabilirono assegnandosi diritti e doveri sulla base un semplice ordinamento sociale che divideva le divinità in due grandi categorie: quelle maggiori e quelle minori. Quest’ultimi dovevano lavorare la terra e provvedere al sostentamento della divinità più importanti, ma venne il giorno in cui decisero d’incrociarono le braccia per lamentarsi della loro disagiata condizione. Il testo tralascia i dettagli della protesta ma dal contenuto dell’Atrahasis apprendiamo che non fu affatto una contestazione pacifica, quanto più una tumultuosa rivolta. Per porre rimedio a questa situazione le divinità maggiori decisero di creare l’uomo, un sostituto che potesse sopportare il peso del lavoro al posto degli dèi minori. Nelle prime righe del Mito sumero di Enki e Ninmah viene descritta chiaramente questa situazione.

Tratto dal mito di Enki e Ninmah:

1 Nei giorni antichi, nei giorni in cui cielo e terra furono separati,
nelle notti antiche, nelle notti, in cui cielo e terra furono separati,
negli anni antichi, negli anni, in cui i destini furono fissati,
quando gli Anunna furono generati,
5 quando e dee furono prese in moglie,
quando le dee furono assegnate al cielo e alla terra,
quando le dee furono messe incinte e partorirono,
quando gli dèi erano obbligati al duro lavoro, per provvedere al loro sostentamento
allora i grandi dèi soprintendevano al lavoro mentre i piccoli dèi portavano il canestro del lavoro!
10 Gli dèi scavavano i canali e accumulavano terra in Harali;
essi dragavano la creta, però si lamentavano della loro vita!

fonte traduzione:Mitologia Sumera, Giovanni Pettinato, Unione Tipografica-Editrice Torinese (UTET)

Nel III millennio a.C. la Bassa Mesopotamia era organizzata secondo il principio politico delle città-stato e nei centri religiosi di ognuna di esse venne sviluppata un’idea soggettiva di come avvenne la creazione dell’uomo. Enki ed Enlil erano rispettivamente le divinità tutelari di Eridu e Nippur e di conseguenza i centri teologici di queste città proposero due versione differenti del mito al fine di attribuire il merito della creazione alla divinità poliade della città.
Nel mito di Enki e Ninmah l’artefice della creazione è Enki. L’avvenimento è descritto a partire dalla riga 23, quando la dea Namma esorta Enki a trovare un rimedio che possa migliorare la condizione degli dèi minori.
Tratto dal mito di Enki e Ninmah:

Figlio mio, alzati dal tuo letto, tu che in virtù della tua saggezza comprendi ogni arte;
crea un sostituto degli dèi, affinché essi possano liberarsi del canestro del lavoro!>>
Alle parole di sua madre Namma, Enki si alzò dal suo letto,
25 il dio in Halanku, il suo angoletto delle riflessioni, si batté la coscia con il palmo della mano,
il saggio, l’intelligente, l’accorto che conosce tutto ciò che è perfetto ed artistico, il creatore che forma ogni cosa, fece apparire il Singen ed il Sigsar,
Enki stese il suo braccio verso esse e là crebbe un feto!
Enki, il creatore, dopo aver infuso della sua intelligenza (o saggezza) all’interno della creatura, sua emanazione,
a sua madre Namma rivolse la parola:
30 <<Madre mia, alla creatura che tu avrai formato imponi la corvée degli dèi!
Dopo che tu avrai mescolato l’interno della fertile creta dell’abisso, Singen e Sigsar gratteranno la creata e tu allora farai esistere i loro arti,
Ninmah sia la tua aiutante;
Ninimma, Suzianna, Ninmada, Ninbarag,

fonte traduzione:Mitologia Sumera, Giovanni Pettinato, Unione Tipografica-Editrice Torinese (UTET)

Secondo questa versione l’uomo fu un frutto dell’infinita sapienza di Enki. Quest’ultimo creò Singen e Sigsar, che nel loro insieme rappresentano la matrice creata per contenere il feto del primo uomo. Enki lo infuse della sua intelligenza e con questa azione distinse l’uomo embrionale da tutte le altre forme animali, mentre il compito di completare la creatura venne affidato a Namma. Il mito continua poi con una serie di tentativi fatti da Ninmah per creare uomini compiuti. I tentativi si rivelarono tuttavia fallimentari perché le sue creature vennero in essere con gravi menomazioni. Questo mito sottolinea la complessità della creazione, tanto da elencarne tentativi e difetti specifici di ogni singola creazione. Anche Enki ebbe le stesse difficoltà della sorella, ma grazie alla sua infinità saggezza e benevolenza seppe assegnare ad ogni creatura un destino che tenesse conto delle sue gravi menomazioni.

Il forte attaccamento religioso alle divinità locali prevalse sempre, creando alcune divergenze ideologiche tra le differenti sedi di culto. “l’inno alla zappa” attribuisce il merito della creazione a Enlil. Quest’ultimo preparò le condizioni necessarie alla vita separando il cielo e la terra, poi scavò un buco nel terreno e vi depose la “forma” dell’umanità. Creò la zappa e stabilì le mansioni del lavoro che l’uomo avrebbe dovuto svolgere, al fine di sollevare gli dei minori dai loro compiti. L’uomo spuntò dal terreno come se fosse il germoglio di una pianta, in seguito Enlil gli affidò la zappa e di conseguenza i doveri.

Inno alla zappa

1 <<il Signore ha fatto veramente risplendere tutto ciò che è appropriato,
Il Signore, la cui decisione dei destini è immutabile,
Enlil, affinché il seme del Paese uscisse dalla terra,
si affrettò a separare il cielo dalla terra,
5 si affrettò a separare la terra dal cielo.
Affinché Uzumua facesse germogliare la “forma” (dell’umanità),
Enlil apre una fessura nel pavimento di Duranki;
egli crea la zappa e sorge il giorno;
egli istituisce le mansioni del lavoro, stabilisce il destino
10 e mentre egli avvicina il braccio alla zappa e al canestro di lavoro,
elogia Enlil e la sua zappa.
La zappa aurea, dalla testa di lapislazzuli,
tenuta da fermi d’oro e d’argento delicati,
la cui lama sembra un vomere di lapislazzuli,
15 e la punta un unicorno solitario su una vasta piana.
Dopo aver elogiato la zappa, il signore ne fissò il destino,
e dopo averla cinta di una corona verdeggiante, egli porta la zappa in Uzu’ea.
Depone la <<forma>> dell’umanità nella fessura
20 e mentre il suo paese davanti a lui germoglia come erba dalla terra,
Enlil li guarda benevolmente i suoi sumeri.
Gli dèi Anunna si dispongono davanti a lui
e alzano le loro mani portandole (in gesto di preghiera) alla bocca,
essi rivolgono preghiere ad Enlil,
25 e consentono al suo popolo sumerico di prendere in mano la zappa>>.

fonte:Mitologia Sumera, Giovanni Pettinato, Unione Tipografica-Editrice Torinese (UTET)

fonte:fonte:Mitologia Sumera, Giovanni Pettinato, Unione Tipografica-Editrice Torinese (UTET)

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Divulgatore storico esperto in archeoastronomia.