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Il pantheon sumero era composto da circa 500 divinità e sebbene le gerarchie divine e le narrazioni mitologiche fossero soggette a diverse interpretazioni, la supremazia di An, Enlil ed Enki non fu mai messa in discussione. An regnava in cielo (inteso come cosmo), ad Enlil spettava la sovranità sulla superficie terrestre, mentre Enki risiedeva nell’abisso da cui sgorgano le acque dolci che fertilizzano la terra. La cultura sumera riconosceva come elementi primi del cosmo quattro componenti: il cielo, la terra, l’abisso delle acque dolci e il Kur, la montagna mitica dove ogni forma di vita ebbe origine. Da una tavoletta risalente alla III dinastia di Ur (2100 a.C.) scopriamo quale fosse la concezione che i sumeri avevano riguardo alla condizione primordiale della Terra (fig.1). I sumeri credevano che al principio dei tempi il cielo e la terra fossero uniti e che questo stato impedisse lo sviluppo della vita.

Tavoletta NBC11108
datazione:Ur III (2100.a.C.)
provenienza: Nippur
traduzione: Romer, 1993, pp.353 sg.; Clifford, 1994, p.28.

1 An, il Signore, illuminava il cielo, mentre la terra
(KI) era al buio e nel Kur lo sguardo non penetrava;
Dall’abisso non si attingeva acqua, nulla si
produceva, nella vasta terra non venivano scavati solchi;
L’eccelso purificatore di Enlil non esisteva ancora, i
riti di purificazione non venivano ancora eseguiti;
la ierodula del cielo non era ancora ornata, non si
proclamavano le sue lodi;
5 cielo e tarra erano legati l’uno all’altra
formando un tutt’uno, non si erano ancora sposati;
la luna non splendeva ancora, l’oscurità si
estendeva dappertutto;
An manifestava il suo splendore nell’abitazione celeste,
il luogo dove egli abitava, non presenta tracce di vegetazione,
i poteri di Enlil non erano ancora stati distribuiti nei paesi
(kur-kur)
10 la santa signoria dell’Eanna non riceveva
ancora le offerte;
i grandi Dèi, gli Anunna, non circolavano sulla terra

fonte traduzione: Mitologia Sumera, Giovanni Pettinato, Unione Tipografica-Editrice Torinese (UTET)

Alle origini esisteva soltanto An, che manifestava il suo splendore nell’abitazione celeste. L’oscurità si estendeva dappertutto e la Terra primordiale esisteva in uno stato avviluppato in cui terra e cielo non erano ancora stati separati, tuttavia al suo interno preesistevano in uno stato non ordinato gli elementi primi del mondo sumero. Il testo sottolineata più volte l’incompletezza del mondo embrionale; non esisteva la Luna, non esisteva il pianeta Venere (identificato nella dea Eanna), sulla Terra non si distingueva la montagna sacra da cui ogni forma di vita sarebbe stata creata e questa condizione non consentiva alla vita di germogliare. La terra non produceva vegetazione e senza le acque dolci dall’Abisso non sarebbe stato possibile coltivarla. Il testo si chiude sottolineando che gli dèi non esistevano (escluso An), non esistevano ancora Enki e Enlil (i figli di An) e senza i poteri divini di Enlil la vita non poteva essere creata.

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fig.2 Geb e Nut. Nut ricoperta di stelle rappresenta la volta celeste, mentre Geb disteso in basso rappresenta la terra. In mezzo alla scena è rappresentato il dio Shu, personificazione dell’aria, mentre con le mani sostiene il cielo impedendogli di raggiungere la terra.

A mio giudizio questa concezione mostra un parallelismo significativo con un un mito cosmogonico egizio. I principi del culto eliopolitano contengono una visione delle origini molto simile a quella sumera. Questa credenza sosteneva che all’origine esistesse soltanto uno stato indeterminato chiamato Nun, che al suo interno aveva tutti gli elementi primi necessari a creare ogni cosa. In mezzo al Nun si manifestò Atum sopra una collina a forma di piramide, che a sua volta generò la prima copia di divinità, Shu e Tefnut. Atum aveva in se la forza per dare ordine al caos primordiale e per dare forma ad ogni cosa del creato. Dopo Shu e Tefnut furono creati Geb (la terra) e Nut (il cielo). Geb e Nut erano due divinità avvinte che se ne stavano sempre abbracciate e questa loro unione non dava modo alla vita di germoliare perciò Atum diede ordine di separarli (fig.2). Quando terra e il cielo furono separati la vita germogliò e la terza generazione di dèi stabilì il proprio regno sulla Terra, ovvero i figli di Geb e Nut: Osiride, Iside, Seth e Nefty. Da questo breve riassunto si possono individuare alcuni punti in comune con la cosmogonia sumera che difficilmente possono essere casuali:

  • L’esistenza di un’entità che si manifesta in mezzo all’indeterminatezza dello stato primordiale
  • L’iniziale unione tra cielo e terra che non permetteva lo sviluppo della vita
  • L’esistenza di una collina/montagna da cui si estende il principio della creazione.

Al di là del contesto mitologico,  le spiegazioni che gli antichi seppero trovare non erano poi cosi’ lontane dalla realtà. La Terra primordiale non poteva ospitare la vita, dovette passare molto tempo prima che venissero ad esistere le condizioni favorevoli allo sviluppo della vita e nell’arco di tutto questo tempo misteriose forze agirono sulla materia trasformando l’indeterminatezza dello stato primitivo fino alla condizione che attuale. Alle origini la Terra era un ammasso incandescente di polveri e detriti cosmici e non esisteva una divisione netta tra cielo e terra, è pero’ innegabile che questo ammasso primitivo contenesse già tutti gli elementi necessari a creare ogni cosa.

fonte:
Mitologia Sumera, Giovanni Pettinato, Unione Tipografica-Editrice Torinese (UTET)

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Divulgatore storico esperto in archeoastronomia.