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Il Nuraghe Arrubiu (nuraghe rosso in sardo), è un complesso nuragico situato nel territorio di Orroli. Deve il suo nome alla caratteristica colorazione rossa dei licheni che lo ricoprono, e risulta essere il più grande e complesso nuraghe della Sardegna, e tra i monumenti protostorici più imponenti di tutto l’occidente europeo: si tratta infatti dell’unico pentalobato fino ad oggi conosciuto, ovvero costituito da una torre centrale (altezza attuale 14 metri), intorno alla quale sono erette altre cinque torri, connesse tra di loro da imponenti cortine murarie lineari, con un cortile pentagonale irregolare centrale .

Il complesso nuragico risale al 1500 a.C.  circa, il suo crollo è datato al IX secolo a.C. per cause ancora incerte e rimase disabilitato sino al 100 a.C. quando arrivarono i Romani.

Il cortile centrale (B), costituito da un vasto ambiente di forma pentagonale irregolare, era interamente riempito di crollo, al di sopra del quale in età romana è stato costruito un laboratorio enologico, quest’ultimo è stato scavato e ricostruito all’esterno del monumento. Grazie a questa costruzione il crollo è stato sigillato garantendone l’intangibilità nei secoli successivi.

Uno dei risultati più notevoli degli scavi è stata la scoperta che tutta l’area del cortile è attraversata da un canale artificiale, profondo circa un metro e mezzo, ottenuto allargando e approfondendo le solcature naturali del basalto in modo da assicurare il drenaggio dell’acqua. Su questo canale è stato costruito un “pozzo” che funge da sifone, raccogliendo le acque di scolo del canale ed impedendo l’allagamento del cortile. Questo artificio idraulico è databile alla fine del XIV sec. a.C.

Nella torre centrale (A) la falsa cupola (tholos) è integra ed è alta oltre undici metri.

Lo scavo ha mostrato con evidenza molti particolari della tecnica di costruzione: la roccia è stata messa a nudo e i tagli artificiali lavorati a martellina sono le tracce dei blocchi che sono stati cavati sul posto, la superficie è stata poi regolarizzata colmando i dislivelli con un vespaio di pietra e stendendovi sopra uno strato di terra argillosa battuta. Su questo pavimento sono stati accesi numerosi fuochi che hanno lasciato zone di terracotta, cenere e carboni, vasi di varie dimensioni e contenitori di derrate. Ad un certo punto, al centro della camera è stata scavata una buca all’interno del quale è stato calato un vaso con delle piccole fratture, riempito di un liquido che filtrava nel terreno, probabilmente come offerta propiziatrice alle divinità. La torre centrale è stata costruita intorno alla fine del XIV sec. a.C. ed il suo abbandono si colloca tra la fine del Bronzo finale e l’inizio dell’età del Ferro.

La torre centrale (così come mostrano i modellini di nuraghe) doveva erigersi al di sopra del bastione penta lobato per un’altezza di circa 27 metri. Attualmente l’altezza massima conservata è 14 metri. Nel lato sinistro del cortile si apre l’andito di accesso alla torre C del bastione penta lobato, una possente struttura nella quale alle dimensioni gigantesche dei blocchi si unisce l’accuratezza dell’esecuzione. La pianta è circolare, con due grandi nicchie quadrangolari a destra e a sinistra, fra le quali la muratura è aperta da dieci feritoie, ponendo in posizione verticale i blocchi lavorati. Come nella torre centrale, lo scavo ha accertato l’esistenza di due livelli di vita.

Il rinvenimento più importante finora ritrovato, ai fini dell’inquadramento cronologico e per una ipotesi sulla successione  delle fasi di vita e sul contesto economico della comunità protostorica dell’Arrubiu, è quella di un vasetto miceneo, di cui si sono ritrovati due terzi circa, in frammenti.

Il vasetto è identificabile con una forma che viene definita alabastron con spalla ad angolo o alabastron angolare. La cronologia è fissata per lo più nel tardo Ellenico (1400- 1300 a.C.). Analisi chimiche effettuate su di un campione della ceramica hanno dato come risultato una forte probabilità di provenienza dell’Argolide nel Peloponneso, in Grecia.

Rispetto agli altri materiali di importazione micenea nella Sardegna, questo è per il momento il più antico (insieme con una testina di avorio di Decimoputzu), ed è anche quello rinvenuto più all’interno nell’isola.

Galleria fotografica

Bibliografia:
Sanges Mario – L’eredità del Sarcidano e della Barbagia di Seulo

Fulvia Lo Schiavo – Il Nuraghe Arrubiu di Orroli 

https://it.wikipedia.org/wiki/Nuraghe_Arrubiu

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Antonella Floris

Laureata in Scienze e Tecnologie Geologiche, vincitrice della X edizione del concorso nazionale "Premio Tesi di Laurea e di Dottorato Parco Geominerario- Renzo Pasci", organizzatrice di eventi nell'ambito della Settimana del Pianeta Terra,appassionata di archeologia e geoarcheologia.