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Malta. fonte immagine

Il Mediterraneo è inserito all’interno del continente euro-asiatico, il complesso di terre emerse più vasto del Mondo. Nel cuore di questo enorme scenario, l’uomo ha scritto il suo destino muovendo i primi passi verso la civilizzazione. Tra il X e il VI millennio a.C. la Mezzaluna Fertile fu il principale teatro della Rivoluzione neolitica, qui tutto circolò precocemente, tutto venne condiviso. Un insieme di condizioni ambientali e climatiche uniche al mondo favorì l’introduzione dell’agricoltura, dell’allevamento e di tutte le altre innovazioni che portarono alla civilizzazione dell’uomo e al successivo sviluppo delle grandi civiltà storiche. Nella Mezzaluna Fertile crescevano spontaneamente i cereali e i legumi selvatici che si prestarono ad essere coltivati durante il neolitico: farro, frumento, orzo, ceci, piselli, lino e lenticchie. Oltre a ciò esistevano nella forma selvatica quattro delle più importanti specie animali da allevamento: mucche, capre, pecore e maiali.
Al contempo le genti che vivevano lungo le coste del Mediterraneo non potevano contare su condizioni ambientali altrettanto favorevoli.

…abbiamo un’eccessiva tendenza a credere alla dolcezza, alla facilità spontanea della vita nel Mediterraneo. Ci si lascia ingannare dal fascino del paesaggio. La terra coltivabile è rara, le montagne aride o poco fertili sono onnipresenti (“Troppo osso, poca carne”, diceva un geografo); l’acqua piovana è mal distribuita: abbonda quando la vegetazione riposa, in inverno, e sparisce quando lo spuntare delle piante la richiederebbe. Il grano, come le altre piante annuali, deve affrettarsi a maturare. La fatica degli uomini non sarà addolcita dal clima, ogni lavoro agricolo viene svolto quando il calore è più forte, per ottenere un raccolto spesso troppo magro. “semina nudo, ara nudo, mieti nudo”, ossia quando fa troppo caldo per vestirsi, è questo il consiglio di Esiodo. “nudus ara, sere nudas”, ripete Virgilio. E se il grano manca alla fine dell’anno, aggiunge, “allora scuoti la quercia nella foresta, per alleviare la fame”.

Tratto da “Memorie del Mediterraneo. Preistoria e antichità” di Fernand Braudel (Autore), R. De Ayala (a cura di), P. Braudel (a cura di), E. Z. Merlo (Traduttore). Edizione Bompiani

Le innovazioni conseguite all’interno della Mezzaluna Fertile si diffusero di pari passo in Asia Anteriore, ma le coste del Mediterraneo e l’Europa occidentale rimasero inizialmente esclusi da questo processo di sviluppo. Gli inverni freddi e le catene montuose ostacolarono i circuiti di scambio tra il Vicino Oriente e le terre occidentali, mentre l’arte della navigazione era ancora troppo acerba per garantire viaggi sicuri nel Mediterraneo. Servì un lunghissimo periodo di apprendimento prima che le imbarcazioni potessero divenire uno strumento utile a mettere in comunicazione i popoli e prima che le terre lontane potessero accogliere l’arrivo delle genti e delle innovazioni già diffuse nel Vicino Oriente. Questo processo coinvolse numerose popolazioni del Mediterraneo e ancora oggi ci si interroga sulle reali capacità nautiche dell’uomo durante il neolitico.

Le testimonianze mesolitiche nel Mediterraneo sono poche ed evanescenti, rendendo impossibile la formulazione di un modello unico di neolitizzazione; poche eccezioni, geograficamente isolate, pur indicando la ricchezza e la specializzazione esistente presso gruppi di cacciatori/raccoglitori, non sono sufficienti a far comprendere appieno i meccanismi di diffusione e di integrazione.

Tratto da “Il neolitico in Europa” di Alessandra Manfredini, inserito all’interno della collana “La storia”, vol.I, ed.Corriere della sera

Sull’isola di Cipro sono state identificate le tracce di un precoce approdo datato al 9.700 a.C, si tratta degli strumenti di selce che gli uomini preistorici utilizzarono per cacciare gli ippopotami nani che vivevano sull’isola. I primi insediamenti con abitazione di argilla e canne a pianta rotonda risalgono invece al 9000 a.C..
Attorno al’ 8.500 a.C., parallelamente allo sviluppo delle tecniche agricole nelle Mezzaluna Fertile, si moltiplicarono i viaggi nel mediterraneo.

Tra l’VIII e il VII millennio a.C., se non prima, dei circuiti di scambio furono stabiliti dai mesolitici dell’area greco-ionica, e un’altra area finora poco documentata poté coinvolgere la Sicilia e la Tunisia, nonostante la pericolosità del braccio di mare interposto. Probabilmente questi circuiti erano stagionali o funzionavano ad intermittenza. Alcuni circuiti consuetudinari poterono essere basati sull’ottenimento e lo scambio di beni di prestigio, come l’ossidiana, le prime pecore, capre, i primi chicchi coltivabili, i recipienti di terracotta. Non si può pensare a grandi spostamenti di genti né a grandi navigazioni.

Tratto da Missione a Malta. Ricerche e studi sulla preistoria dell’arcipelago maltese nel contesto mediterraneo, di A. Anati (a cura di), E. Anati (a cura di)

Distribuzione approssimativa della ceramica cardiale nel VI-V millenio a.C.

Le nuove modalità di sussistenza scoperte in Asia Anteriore si diffusero verso Ovest grazie all’intensificarsi dei viaggi in mare aperto. Le genti che abitavano le coste del Mediterraneo furono gradualmente coinvolte da un processo di assimilazione che portò alla formazione di nuove culture nelle zone di contatto. I nuovi sistemi d’insediamento, le tecniche agricole e le nuove tecnologie che permettevano la trasformazione e la conservazione dei prodotti, vennero accolte e rielaborati localmente, creando di fatto molteplici identità culturali originali ed autonome.
La cultura della ceramica cardiale venne importata in Tessaglia dal Libano nel VII millennio a.C. e nella prima metà del VI millennio a.C. si diffuse prima alla penisola balcanica e poi verso le coste adriatiche dell’Italia meridionale, espandendosi fino alla Sicilia e lungo le coste tirreniche. Questo movimento culturale fu identificato mediante il riconoscimento di una particolare decorazione su ceramica che veniva realizzata imprimendo le conchiglie di un particolare mollusco sull’argilla fresca. Nei Balcani furono trovati insediamenti in grotta del VI millennio a.C. compatibili con un’economia di caccia e raccolta, ma supportata dall’utilizzo di vasi in ceramica. Nel corso del millennio, invece, venne completamente adottato lo stile di vita neolitico di villaggio, introducendo l’agricoltura e l’allevamento. In questo periodo si diffuse la decorazione della ceramica cardiale vera e propria che diede il nome a questo ampio movimento culturale. Nel VI millennio a.C. fiorirono sulle le coste mediterranee numerosi villaggi sostenuti da un’economia agropastorale, con aree dedicate alle tecniche speciali e alla conservazione dei prodotti.


Complesso templare di Mnajdra. fonte immagine

Ricostruire gli eventi che portarono al popolamento dell’arcipelago maltese non è semplice, tuttavia si possono fare delle ipotesi molto verosimili. Le ceramiche prodotte dall’antica cultura maltese mostrano significative affinità con quelle della cultura calabro-siciliana di Stentinello, mentre le affinità stilistiche con le ceramiche del Levante interessano meno del 10% dei reperti arcaici. Si presume che la colonizzazione vera e propria sia stata preceduta da una lunga fase di approdi occasionali dato che l’arcipelago offriva riparo ai pescatori d’altura siciliani che nella stagione opportuna facevano mattanze di tonni. Le tracce lasciate da questi uomini sono frammentarie, ma sappiamo per certo che tra il 5300 e il 3800 avvenne lo sviluppo di una di un’ampia società che cessò i rapporti con le terre d’origine producendo un’eccezionale deriva culturale che portò allo sviluppo della cultura del templi, che con la costruzione del complesso templare di Mnajdra raggiunse la sua massima espressione.

Le più antiche tracce dell’uomo nelle isole maltesi si inseriscono infatti in un quadro di <<infiltrazione>> nelle isole mediterranee che è normalmente spiegato con approdi di genti neolitiche pervenute dal mare….Materiali della prima occupazione nota a Malta sono stati riconosciuti nella grotta di Ghar Dalam e denominati da essa, ma la cultura ha cominciato ad acquisire volto con lo scavo di un abitato all’aperto a Li Skorba, presso Mgarr. Essa è collocata da due date C-14 tra il 5300 e il 4500 a.C. in anni reali. (renfrew, 1972; date corrette secondo Radiocarbon 1986). I preziosi e scarsi dati da Skorba (Trump 1966) mostrano una vita contadina complessa, basata su buoi di grande taglia, pecore, capre, maiali, molluschi marini, orzo, due specie di grano, e una lenticchia <<anatolica>>….

Tratto da Missione a Malta. Ricerche e studi sulla preistoria dell’arcipelago maltese nel contesto mediterraneo, di A. Anati (a cura di), E. Anati (a cura di)

fonti:
Missione a Malta. Ricerche e studi sulla preistoria dell’arcipelago maltese nel contesto mediterraneo, di A. Anati (a cura di), E. Anati (a cura di)
Tratto da “Memorie del Mediterraneo. Preistoria e antichità” di Fernand Braudel (Autore), R. De Ayala (a cura di), P. Braudel (a cura di), E. Z. Merlo (Traduttore). Edizione Bompiani
https://it.wikipedia.org/wiki/Cultura_della_ceramica_cardiale

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Divulgatore storico esperto in archeoastronomia.