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TUTTO QUELLO CHE DEVI SAPERE SUL SOLSTIZIO D’INVERNO

Novembre 25, 201710 minute read

Questo testo è tratto dal libro
“Archeoastronomia. Il Megalitismo, il tempo ciclico e la vita oltre la morte”
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Libro dedicato al megalitismo

Descrizione astronomica dell’evento

L’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre, pari a 23°27′ rispetto alla perpendicolare del piano dell’eclittica, è la causa del succedersi delle stagioni. Nel corso dell’anno varia l’angolo con cui i raggi del Sole colpiscono la superficie terrestre, determinando cambiamenti nella quantità di luce e calore ricevuta dalle diverse regioni del pianeta.

Il ciclo delle stagioni è opposto nei due emisferi: quando è estate nell’emisfero boreale, è inverno nell’emisfero australe, e viceversa. Allo stesso modo, la primavera nell’emisfero nord corrisponde all’autunno in quello sud. Se l’asse terrestre fosse perpendicolare al piano dell’orbita terrestre, non esisterebbero le stagioni, poiché ogni area del pianeta riceverebbe una quantità di luce solare costante durante tutto l’anno.

Il solstizio è il momento astronomico in cui il Sole raggiunge, nel suo moto apparente lungo l’eclittica, il punto di declinazione massima o minima. Questo evento segna il giorno più lungo e il giorno più corto dell’anno in termini di ore di luce, corrispondenti rispettivamente al solstizio d’estate e al solstizio d’inverno.

Il solstizio si verifica due volte l’anno: nel mese di giugno, quando il Sole raggiunge la massima declinazione positiva, dando inizio all’estate boreale e all’inverno australe, e nel mese di dicembre, quando la declinazione è minima, segnando l’inizio dell’inverno boreale e dell’estate australe.

Il solstizio ritarda ogni anno di circa sei ore rispetto all’anno precedente. Per questo motivo viene riallineato periodicamente, ogni quattro anni, in corrispondenza dell’anno bisestile. Questo scarto è dovuto al fatto che la Terra impiega 365 giorni e 6 ore per completare una rivoluzione attorno al Sole.

L’aggiunta di un giorno al calendario ogni quattro anni è quindi necessaria per evitare il lento ma progressivo spostamento dei solstizi e delle stagioni rispetto alla loro posizione tradizionale nel calendario gregoriano. Senza questa correzione, le date astronomiche finirebbero col non coincidere più con le stagioni.

Il ritardo che si accumula nel corso dei quattro anni, seguito dal successivo riallineamento, fa oscillare la data del solstizio d’estate tra il 20 e il 21 giugno, e quella del solstizio d’inverno tra il 21 e il 22 dicembre.

 

Antiche osservazioni

I nostri antenati notarono le variazioni quotidiane del moto del Sole e la loro influenza sui ciclici mutamenti della natura, arrivando col tempo alla consapevolezza che il Sole è fonte di vita e che, senza il suo benefico influsso, nessuna creatura animale o vegetale potrebbe esistere. Attraverso osservazioni ripetute compresero che il Sole non sorge sempre nello stesso punto dell’orizzonte e che la durata della fase diurna aumenta e diminuisce in modo ciclico, determinando il cambiamento delle stagioni.

Osservarono che, dopo il periodo di minima illuminazione, corrispondente al solstizio d’inverno, il punto di levata del Sole si sposta giorno dopo giorno verso nord e che l’ampiezza dell’arco solare cresce progressivamente, fino a raggiungere la sua massima estensione nel solstizio d’estate. Successivamente notarono il fenomeno opposto: il Sole sembra invertire il proprio moto apparente, il punto di levata inizia a spostarsi verso sud e l’arco solare si riduce gradualmente, fino a tornare al momento di minima illuminazione intorno al 21 dicembre. Questo movimento complessivo venne spesso immaginato come una spirale, capace di allargare e restringere progressivamente il proprio raggio.

Il bisogno di comprendere il perché delle cose favorì un lento ma costante accrescimento del sapere umano e l’evoluzione di un pensiero filosofico e scientifico sempre più articolato, che trovò un momento decisivo durante la rivoluzione neolitica. In questo contesto, il Sole e la sua progressione stagionale divennero oggetto di profonde venerazioni e credenze, influenzando i sistemi religiosi più complessi emersi all’alba dell’epoca storica. L’uomo sviluppò numerose credenze di carattere divinatorio nel tentativo di interpretare la natura degli eventi, e in questo senso si può affermare che l’osservazione dei meccanismi celesti ha sempre contribuito a rafforzare il legame tra l’uomo e le sue credenze.

Solstizio d’inverno e Natale, la rinascita del Sole

Nel nostro emisfero, mentre l’anno volge al termine, le notti si allungano e le giornate si accorciano, fino a raggiungere il giorno del solstizio d’inverno. Il 21 dicembre il buio della notte tocca la sua massima estensione, mentre la luce del giorno raggiunge il minimo. Nei giorni immediatamente successivi, il 22, 23 e 24 dicembre, si verifica un fenomeno particolare: il Sole sorge apparentemente nello stesso punto dell’orizzonte.

Il termine solstizio, dal latino solstitium, ovvero “Sole fermo”, deriva proprio da questa apparente immobilità del moto solare. Dopo tre giorni di stasi, il 25 dicembre le giornate iniziano lentamente ad allungarsi, la luce diurna ricomincia ad aumentare e l’oscurità della notte a ridursi, in un processo che proseguirà fino al successivo solstizio d’estate, il 21 giugno.

Sebbene il solstizio d’inverno cada astronomicamente il 21 dicembre, l’inversione apparente del moto del Sole diventa percepibile solo il 25 dicembre. In questo intervallo simbolico, il Sole raggiunge il culmine della sua fase più debole, sembra sprofondare nell’oscurità, per poi tornare progressivamente vitale e “invincibile” dopo tre giorni. È proprio il 25 dicembre che il Sole appare come se rinascesse, dando origine a un nuovo “Natale”.

La profonda relazione tra la principale festività cristiana e il solstizio d’inverno non può quindi essere considerata una semplice casualità.

Antichi monumenti orientati verso l’alba solstiziale

I monumenti di pietra ebbero un ruolo decisivo nello sviluppo delle prime comunità preistoriche, poiché concentravano i convincimenti spirituali di società ampie e segmentate, favorendo l’evoluzione e il mantenimento di una precisa identità culturale. Molti monumenti antichi furono costruiti seguendo un accurato orientamento astronomico, spesso concepito per segnalare con precisione il giorno del solstizio.

Corridoio del tumulo di Newgrange all’alba del solstizio d’inverno, Irlanda

Già in epoca neolitica vennero realizzate strutture orientate verso l’alba solstiziale. Un esempio emblematico è Newgrange, un tumulo preistorico irlandese risalente al III millennio a.C. Il complesso è formato da una cinta muraria perimetrale composta da pietre di quarzo bianche e scure e da una seconda cerchia più ampia, costituita da grandi monoliti noti come kerbstone. Molti di questi massi sono decorati con motivi a spirale, incluso quello posto davanti all’ingresso del tumulo.

Il simbolo della spirale è un tema ricorrente nell’arte parietale preistorica e richiama una visione ciclica dell’esistenza, in cui i cicli stagionali del Sole venivano associati ai concetti di vita, morte e rinascita. L’interno del tumulo è attraversato da un lungo corridoio che conduce alla camera sepolcrale, destinata ad accogliere i resti cremati dei defunti.

Sopra l’ingresso esterno fu realizzata una piccola apertura quadrata, nota come roofbox, che nel giorno del solstizio d’inverno consente ai raggi del Sole nascente di penetrare nel corridoio e illuminare la camera funeraria. Poiché il solstizio d’inverno rappresenta il momento astronomico che annuncia la rinascita del Sole, si ritiene che questa luce, capace di squarciare l’oscurità del tumulo una sola volta l’anno, fosse interpretata come un auspicio di rinascita dopo la morte.

Questo tipo di allineamento, ricorrente nei tumuli di pietra, dimostra quanto il ciclo solare fosse centrale nei culti preistorici e come il solstizio d’inverno fosse simbolicamente legato al tema universale della morte e della rigenerazione.

Questa concezione è riscontrabile anche in Egitto, nel tempio funerario di Hatshepsut, la regina che governò tra il 1478 e il 1458 a.C., appartenente alla XVIII dinastia, e seconda donna a ottenere il titolo di faraone dopo Nefrusobek della XII dinastia. Il suo santuario funerario, dedicato alla divinità solare Amon-Ra, è orientato verso l’alba del solstizio d’inverno.

Il 21 dicembre, la luce del Sole attraversa l’ingresso della terrazza superiore e penetra fino alla parete posteriore del santuario di Amon. Questo fenomeno conferma il preciso allineamento solstiziale del tempio, collocandolo idealmente accanto ad altri grandi monumenti dell’Antico Egitto e del mondo antico. Anche le cappelle di Hathor e Anubi risultano orientate verso l’alba solstiziale, rafforzando ulteriormente il significato simbolico dell’evento.

Il ciclo del Sole rivestiva un ruolo centrale nei culti egizi e il solstizio d’inverno era strettamente collegato al concetto di morte e rinascita, inteso come rigenerazione cosmica e rinnovamento dell’ordine divino.

Terrazza superiore del tempio funerario di Hatshepsut all’alba del solstizio d’inverno, Egitto

Un faro d’orientamento

L’astronomia fu una delle prime scienze praticate dall’uomo. Fin dalla preistoria, i nostri antenati non si limitarono a osservare passivamente i fenomeni celesti, ma attraverso ripetute osservazioni individuarono una relazione profonda tra i moti degli astri e l’alternarsi delle stagioni.

All’interno di questo ingranaggio cosmico riconobbero riferimenti utili a misurare il tempo e, sulla base di tali cicli, elaborarono calendari convenzionali fondamentali per organizzare ogni aspetto della vita umana, dalle pratiche religiose alle attività necessarie al sostentamento. Il solstizio d’inverno, evento astronomico che si ripete a intervalli regolari, divenne così una sorta di unità di misura naturale, utile per scandire lo scorrere del tempo e il ritmo dei cicli stagionali.

Un esempio straordinario di questa integrazione tra astronomia, religione e calendario è il complesso templare di Mnajdra, situato sull’isola di Malta. Si tratta di uno dei più antichi esempi di architettura monumentale al mondo e di una delle prime opere umane in cui la funzione sacra si unisce a quella calendariale. I due portali del cosiddetto Tempio C sono disposti lungo un asse orientato verso l’alba equinoziale, corrispondente all’Est geografico.

Il portale che separa gli ambienti interni svolge invece la funzione di un vero e proprio calendario solare, capace di rilevare il periodo necessario affinché determinati eventi astronomici si ripetano. Conoscere con precisione il giorno in cui avveniva il solstizio d’inverno, così come altri momenti chiave dell’anno, era indispensabile per stabilire quando svolgere le diverse attività. Gli antichi riconobbero infatti i movimenti del Sole e individuarono i quattro momenti fondamentali che segnano le transizioni stagionali — solstizi ed equinozi — osservando il punto in cui la luce solare cadeva all’alba di ogni giorno.

Portale monoliti del tempio C di Mnajdra durante il solstizio d’inverno, Malta

A nord di Lima, nell’arido deserto costiero peruviano, si trova Chankillo, un antico centro culturale preincaico del IV secolo a.C. dedicato all’osservazione dei cicli solari. Le tredici torri di Chankillo sono disposte da nord a sud lungo la cresta di una collina naturale, formando una struttura simile a una dentatura.

Questa costruzione testimonia quanto fosse centrale la misurazione del tempo anche nel mondo andino. Da un punto di osservazione prestabilito è possibile vedere il Sole sorgere al centro della dentatura durante l’alba equinoziale, mentre alle due estremità durante le albe solstiziali. La bellezza di questo strumento astronomico è quasi poetica: la dentatura in cui il Sole sembra incastrarsi nel corso delle sue fasi stagionali restituisce l’immagine di un ingranaggio perfetto, che ripete incessantemente il suo movimento avanti e indietro fin dalla notte dei tempi.

Sulla base di un principio analogo venne costruito anche il tempio di Kalasasaya a Tiahuanaco, un vero e proprio calendario di pietra progettato per individuare con precisione le date di equinozi e solstizi. Questi eventi astronomici costituivano autentici fari di orientamento temporale, attraverso i quali l’uomo antico misurava lo scorrere del tempo e regolava il proprio rapporto con il cosmo.

Tredici torri di Chankillo all’alba del solstizio d’inverno (nell’emisfero australe avviene il 21 giugno), Perù

 

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Divulgatore storico esperto in archeoastronomia.

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