Tra il 12.500 e 10.000 a.C. emerse in tutto il Levante la cultura natufiana, una cultura preagricola parzialmente sedentaria sostenuta dalla predazione di un ampio insieme risorse. La raccolta dei cereali selvatici rappresentava un’importante fonte di sostentamento nelle valli alluvionali e nelle regioni pedemontane limitrofe, insieme a legumi, mandorle, ghiande e pistacchi. Nelle regioni della steppa invece si sopperiva ai bisogni alimentari principalmente con l’attività venatoria, soprattutto seguendo e cacciando i branchi di gazzelle, mentre l’uro, il cinghiale e i caprini venivano cacciati in maniera occasionale. Gli uccelli acquatici e i pesci d’acqua dolce erano alla base della dieta alimentare di coloro che vivevano a ridosso degli ambienti lacustri e lungo le sponde dei fiumi mentre sulla costa si pescavano pesci e molluschi. Questa cultura mesolitica si distingue nettamente da quelle epipaleolitiche nomadi che la precedettero per la tendenza a risiedere permanentemente nello stesso luogo. La stanzialità di alcuni clan natufiani fu infatti determinata dalla presenza di risorse alimentari sufficienti e ripartite nell’arco di tutto l’anno, a tal punto da rendere inutili gli spostamenti stagionali. Questa eccezionale abbondanza di risorse alimentari, contrapposta alla povertà paleolitica, fu conseguenziale al riscaldamento climatico globale che mise fine all’ultimo periodo glaciale all’incirca 14.000 anni fa. Sebbene questo cambiamento abbia interessato tutto il pianeta è proprio nel Vicino Oriente, e in particolare nell’area del Levante, che i suo effetti furono maggiormente favorevoli per la vita dell’uomo; è così che i cereali selvatici hanno potuto occupare le terre fertili tra la montagna e la steppa che vanno dalla valle del Giordano a quella del Medio Eufrate, passando dalle sponde dei laghi della regione di Damasco, fino a raggiungere il Sud-est dell’Anatolia. In queste regioni i cacciatori raccoglitori del natufiano costruirono i loro campi-base, piccoli abitati costituiti da capanne circolari interrate, con pareti di pietre a secco in alcuni casi intonacate; tracce di pali concentrici rinvenuti nel sito di Eynan attestano la presenza di strutture abbastanza robuste da sostenere un tetto. Tra i resti di queste abitazioni sono stati inoltre trovati pozzetti per il deposito dei cereali e pesanti strumenti di pietra, macine e mortai, che suggeriscono il periodico riutilizzo dell’abitato e delle attrezzature. I manufatti recuperati in vari siti, tra cui Nahal Oren, Eynan e Gilgal, mostrano un vasto campionario di oggetti in osso, soprattutto lame, punte da getto, ami e corpi d’utensili composti, mentre l’insieme degli oggetti realizzati in pietra ci dice che l’industria litica aveva abbandonato le forme triangolari e trapezoidali epipaleolitiche in favore della forme semicircolari. I defunti venivano interrati sotto le abitazioni o raggruppati all’esterno di esse in sepolture collettive accompagnati da oggetti rituali, come bracciali, parures di conchiglie, pendenti e corredi funerari. Malgrado l’assenza di un’economia produttiva tutti questi elementi suggeriscono inequivocabilmente lo sviluppo di un’occupazione permanente.

Strumenti litici natufiani. fonte immagine

L’esordio del regime di vita sedentario presso alcuni clan natufiani presuppone anche una maggiore cooperazione tra gli individui e una significativa evoluzione sociale, in particolare per la raccolta dei cereali selvatici concentrata nel periodo della loro maturazione e per le attività che concernono alla conservazione e trasformazione dei prodotti. Furono proprio i benefici ottenuti da queste attività ad incoraggiare la completa transizione tra la vita nomade e quella sedentaria, ancor prima dell’introduzione delle tecniche agricole. Sebbene i primi villaggi e la sedentarietà furono gli aspetti fondamentali e rivoluzionari del periodo, non tutti i natufiani adottarono uno stile di vita stanziale, come nelle zone della steppa ad esempio, più secche e meno ricche di piante commestibili, dove l’abitudine al nomadismo determinata dalla predominanza dell’attività venatoria permase fino all’introduzione delle strategie agricole produttive.

Il natufiano è l’epoca cerniera durante la quale si andarono a preparare i presupposti per la transizione neolitica, intesa come il processo nel corso del quale le comunità umane sono passate dalla predazione alla produzione di sussistenza.[1]   Sebbene non si possa attribuire ai natufiani la prescienza sulle strategie di sussistenza future è importante sottolineare che gli uomini del neolitico non dovettero inventare nessun nuovo strumento per realizzare le loro strategie produttive; tutto ciò che serviva esisteva già durante il natufiano e anche prima presso le società di cacciatori-raccoglitori.

Non ci deve confondere l’effettiva presenza di tutti gli utensili <<tipicamente agricoli>> che utilizzeranno più tardi gli abitanti dei villaggi del neolitico: falci, attrezzatura da macina ed anche, a Mureybet natufiano, accette di selce tagliate quasi identiche a quelle che saranno, 2000 o 3000 anni più tardi, le zappe dell’area irachena d’Hassuna, e quelle della civiltà mesopotamica d'<<Obeid>>. Ma sono, a Mureybet, strumenti di carpenteria che nessuno si è ancora sognato di utilizzare per i lavori agricoli, esattamente come le macine natufiane, secondo le tracce del loro utilizzo, che hanno triturato sia l’ocra sia le piante. Questi strumenti diventeranno agricoli solamente dopo aver sottoposto le loro funzioni iniziali ad adattamento o specializzazione.

tratto da “Nascita delle divinità. Nascita dell’agricoltura. La rivoluzione dei simboli nel Neolitico” di Jacques Cauvin, 2010 Editoriale Jaka Book. (prima edizione italiana 1997. Traduzione di Marco Fiorini, Pag.43

La presenza di tutti gli strumenti tipicamente neolitici all’interno dei primi insediamenti stabili indusse i ricercatori a credere che il regime e di vita sedentario fosse stato adottato dall’uomo contemporaneamente all’invenzione dell’agricoltura per potersi occupare delle coltivazioni, ma oggi sappiamo che ciò non corrisponde al vero e che lo sviluppo delle prime strategie produttive avvenne in un secondo momento rispetto alle prime esperienze stanziali.

Mortaio in pietra di epoca natufiana proveniente dal sito di Eynan (12.500-9.500). fonte immagine

Ricercatori dell’Università di Copenhagen, di Cambridge e dell’University College di Londra, hanno analizzato alcune tracce di cibo carbonizzato provenienti dal sito natufiano di Shubayqa, localizzato nel Deserto Nero del nord-est della Giordania, scoprendo i resti di un’antica pagnotta schiacciata, cotta dai cacciatori-raccoglitori del natufiano all’inciraca 14.000 anni fa. La produzione del pane potrebbe pertanto essere annoverata tra i tanti fattori che hanno incoraggiato ad avviare le prime strategie produttive incentrate sulla semina delle piante coltivabili. (In testata i resti di un focolare del sito di Shubayqa 1 dove sono stati trovati i resti della prima pagnotta mai rinvenuta. crediti: Alexis Pantos).
Nel contesto di un progetto coordinato dall’Università di Stanford e dall’Università israeliana di Haifa sono stati invece analizzati tre mortai di pietra recuperati all’interno della grotta sepolcrale di Raqefet, localizzata nei pressi del Monte Carmleo, in Israele; Le analisi hanno confermato che questi recipienti furono utilizzati 13.000 anni fa per la conservazione di alimenti (tra cui grano, orzo, avena, legumi e fibre di rafia) e per la fermentazione di una bevanda alcolica. Si è scoperto che gli occupanti della Grotta raccoglievano piante e semi e che producevano birra per fini alimentari o rituali. Anche la produzione della birra, al pari di quella del pane, potrebbe aver incoraggiato gli uomini del Levante a coltivare i cereali.

 

fonti:

“Nascita delle divinità. Nascita dell’agricoltura. La rivoluzione dei simboli nel Neolitico” di Jacques Cauvin, 2010 Editoriale Jaka Book. (prima edizione italiana 1997. Traduzione di Marco Fiorini
Titolo originale “Naissance des divinitè. Naissance de l’agricolture. La révoution des symboles au Néolithique, 1994 CNRS Editions, Paris

[1]“Nascita delle divinità. Nascita dell’agricoltura. La rivoluzione dei simboli nel Neolitico” di Jacques Cauvin, 2010 Editoriale Jaka Book. (prima edizione italiana 1997. Traduzione di Marco Fiorini, Pag.54
Titolo originale “Naissance des divinitè. Naissance de l’agricolture. La révoution des symboles au Néolithique, 1994 CNRS Editions, Paris

fonti
http://gaianews.it/scienza-e-tecnologia/archeologia/pane-precede-4000-anni-la-nascita-dellagricoltura-61379.html#.YDvvLGhKiM8
https://www.danielemancini-archeologia.it/la-birra-si-produce-da-13-000-anni/
https://samorini.it/archeologia/asia/bevande-alcoliche/origini-birra/
https://it.wikipedia.org/wiki/Cultura_natufiana

fonte immagine in testata:https://archeologiavocidalpassato.com/tag/relitto-intatto-del-mar-nero/

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Divulgatore storico esperto in archeoastronomia.

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