Il codice di Hammurabi segna un punto di svolta fondamentale nella storia della civiltà dato che con esso inizia l’epoca del diritto. Il codice raccoglie una serie di atti normativi (o leggi) emanati dal sovrano, grazie ai quali il cittadino babilonese aveva la possibilità di verificare la propria condotta sociale in base a chiare indicazioni, potendo così evitare comportamenti sanzionabili, o scegliere di attuarli a suo rischio e pericolo dal momento che il codice rendeva pubbliche anche le eventuali pene inflitte ai trasgressori. La stele rappresenta un modello da seguire per un regno basato sulla giustizia e sull’equità ed oltre alla funzione sociale assume un valore propagandistico dato che trasmette l’idea di una società ordinata grazie al controllo del sovrano. La stele di basalto nero è alta 225 cm e su di essa sono elencati in caratteri cuneiformi i 282 ordinamenti emanati da Re Hammurabi di Babilonia (circa 1792-1750 a.C.). In cima sono rappresentati il dio solare Shamash e Re Hammurabi. Il sovrano indossa una veste e il copricapo regale che contraddistingue i sovrani di Babilonia e di Ur ed è raffigurato in piedi mentre compie un gesto di ossequio nei confronti del dio. Shamash porta una lunga barba e indossa il copricapo con le corna, elementi che nell’iconografia mesopotamica distinguono le divinità. Il dio Shamash siede sul trono mentre dalle sue spalle si diffondono i raggi solari. Hammurabi riceve dal dio il bastone e la corda, due strumenti di misurazione, simboli del potere regale e della giustizia.

Questo è un elemento fondamentale dato che in questo modo il cittadino che commetteva un “reato”, oltre a contravvenire ad una norma che tutelava la convivenza sociale compiva anche un atto blasfemo nei confronti degli dei. code_hammurabi_bas_relief_rwkSulla stele del codice di Hammurabi oltre il corpus legale è stato inserito anche un prologo nel quale viene esaltata la potenza degli dei che hanno chiamato il sovrano alla regalità affinché affermasse la giustizia divina e proteggesse i deboli. Il testo abbraccia moltissime situazioni possibili dell’umano convivere del tempo, dai rapporti familiari a quelli commerciali ed economici, dall’edilizia alle regole per l’amministrazione della repubblica e della giustizia. Questa stele è stata di grandissimo aiuto per gli storici, dato che ha consentito di ricostruire molti aspetti della società babilonese e della vita quotidiana. L’importanza del codice di Hammurabi risiede nel fatto che si tratta di una delle prime raccolte organiche di leggi pubblicamente consultabile, esplicitando il concetto giuridico della conoscibilità della legge, anche se è vero che la stragrande maggiorana della popolazione non sapeva leggere, dunque doveva essere istruita in merito.

Il codice fa un larghissimo uso della “Legge del taglione”, ben nota nel mondo giudaico-cristiano per essere anche alla base della legge del profeta biblico Mosè e probabilmente non è un caso visto quanto descritto in precedenza. La pena per i vari reati è infatti spesso identica al torto o al danno provocato: occhio per occhio, dente per dente. Ad esempio la pena per l’omicidio è la morte: se la vittima però è il figlio di un altro uomo, all’omicida verrà ucciso il figlio; se la vittima è uno schiavo, l’omicida pagherà un’ammenda, commisurata al “prezzo” dello schiavo ucciso. L’impostazione basata sulla legge del taglione modifica il pensiero giuridico dominante nel periodo precedente, attestato dal Codice di Ur-Namma, che prevedeva per alcuni reati semplici sanzioni pecuniarie invece di quelle corporali.
È possibile che questo cambiamento sia da attribuire alla diversa composizione della popolazione sud mesopotamica del periodo: nel XXI secolo a.C., data a cui risale il codice di Ur-Namma, i sovrani erano ancora di origine sumerica e la popolazione accadica era solo una parte del totale. Nel XVIII secolo a.C invece. gli Accadi, semiti, erano ormai la maggioranza e le stesse leggi vennero scritte in akkadico anziché in sumerico.

Il codice suddivide la popolazione in tre classi:

  • awīlum, il cittadino a pieno titolo, spesso nobili
  • muškēnum, il cittadino libero ma non possidente, povero o mendicante
  • wardum, lo schiavo, che poteva essere acquistato e venduto

Analizzando bene il testo ci si accorge che le varie classi hanno diritti e doveri diversi, e diverse pene che possono essere corporali o pecuniarie, queste ultime sono commisurate alle possibilità economiche del reo, nonché allo status sociale della vittima. Il concetto di uguaglianza ha valore soltanto rimanendo confinati all’interno di una determinata classe sociale, ma perde valore se si prende in considerazione la globalità delle classi. In fin dei conti anche al giorno d’oggi la legge non è uguale per tutti, perlomeno nell’antico regno di babilonia non si faceva finta che non fosse cosi’. Non viene riconosciuto nel Codice il diritto di responsabilità personale, ossia la pena non è differente a seconda che il danno commesso sia involontario o doloso. Un esempio classico è l’architetto che progetta una casa; se essa crolla e uccide coloro che vi abitano, la colpa è di chi l’ha progettato, e la pena è come se egli avesse ucciso di persona le vittime.

fonti:
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Divulgatore storico esperto in archeoastronomia.