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Introduzione

I nostri antenati, fin dai tempi più antichi, non si limitarono al ruolo di semplici spettatori dei fenomeni celesti e pertanto scoprirono un nesso tra gli eventi astronomici e l’avvicendarsi delle stagioni. Tra i moti periodici dell’ingranaggio cosmico individuarono i riferimenti necessari a misurare il tempo e sulla base di questi compilarono i primi calendari convenzionali utili a pianificare tutte le attività necessarie alla sopravvivenza.
L’insita necessità umana di conoscere, espressa dal bisogno di comprendere e spiegare il significato delle cose, determinò un lento ma costante accrescimento del sapere e l’evoluzione un pensiero mistico-scientifico che divenne mano a mano più profondo nel corso della rivoluzione neolitica. All’epoca l’uomo non poteva concepire l’effettiva struttura e le reali proporzioni del sistema cosmico che stava osservando pertanto elaborò confacenti spiegazioni mistiche al fine di attribuire un significato agli eventi. I corpi celesti e i loro movimenti ciclici divennero allora oggetto di profonde credenze e venerazioni, le quali influenzarono lo sviluppo dei grandi convincimenti religiosi emersi all’alba dell’epoca storica; ad esempio ispirando i principi della mitologia sumera e della complessa religione egizia.

I primi astronomi ebbero a disposizione soltanto la loro vista e il loro intuito, ciononostante riuscirono a prevedere il moto di tutti i corpi visibili ad occhio nudo e a trasformare la volta celeste in un immenso orologio cosmico adatto a misurare il tempo. Essi raggiunsero questa maestria pur non avendo consapevolezza del fatto che la Terra è un corpo sferico che gira simultaneamente su se stesso e intorno a Sole, ingannando con ciò le percezioni dell’uomo. Coloro che in principio osservarono il cielo con l’intento di comprenderne la natura credettero a loro modo che il mondo fosse piatto e immobile e che tutti i corpi celesti vi girassero attorno come se si muovessero su una sorta di cupola sferica dalla consistenza fisica.

Le primitive convinzioni dell’astronomo neolitico si possono per tanto riassumere nella seguente maniera:

  • La maggior parte dei corpi celesti attraversa il cielo da Est verso Ovest
  • Tutte le stelle mantengono sempre la stessa distanza le une rispetto alle altre.
  • Esiste una regione del cielo apparentemente privilegiata dato che le stelle settentrionali ruotano nel cielo senza tramontare mai, mentre tutte le altre sono costrette a sorgere e a tramontare.
  • Alcune stelle sono visibili soltanto in alcuni momenti dell’anno.
  • Il Sole si muove nel cielo, e presumibilmente anche sotto la superficie terrestre, seguendo una traiettoria a spirale che ciclicamente allarga e restringe l’ampiezza dei suoi archi.
  • Il ciclo del Sole dura approssimativamente 365 giorni.
  • Esiste una relazione tra il moto del Sole e l’alternarsi delle stagioni
  • Il Sole, in rari casi, viene parzialmente o totalmente oscurato dalla Luna (eclissi di Sole).
  • La Luna ha un moto più complesso di quello del Sole e un disco luminoso che cambia aspetto ciclicamente nell’arco di 29 giorni solari.
  • Esiste una relazione tra le fasi lunari e il ciclo della fertilità della donna.
  • Il disco della Luna, in rare occasioni, viene oscurato parzialmente o totalmente da un’ombra dalla forma leggermente curva (eclissi di Luna).
  • Pochi corpi celesti (i pianeti) possono mutare la loro posizione rispetto alle stelle.
  • I pianeti scompaiono ciclicamente dal cielo notturno per poi riapparire.
  • Esistono eventi celesti che non possono essere previsti, come le eclissi o come la comparsa di alcuni corpi di forma sfumata e tendenzialmente allungata (le comete).

Oggi l’archeoastronomia combina gli studi di archeologia con quelli di astronomia al fine di indagare la conoscenza e la comprensione che gli antichi abitanti della Terra ebbero dei fenomeni celesti e il ruolo che questi assunsero all’interno delle loro società.
Chiunque voglia approcciarsi a questa disciplina per la prima volta dovrà tenere a mente un punto fondamentale: gli astronomi del neolitico ebbero cognizione soltanto del moto apparente dei corpi celesti mentre le reali dinamiche celate a tergo di questi movimenti illusori rimasero per lungo tempo sconosciute.
L’espressione “Moto apparente” identifica dunque un movimento che non è reale, bensì illusorio, in quanto generato dallo spostamento del punto di osservazione. Il movimento dei corpi celesti da est verso ovest, ad esempio, non è un moto reale, ma piuttosto un moto apparente prodotto dalla rotazione della Terra.

Misurare il tempo osservando il Sole

Tempio preistorico di Mnajdra all’alba del solstizio d’inverno, Malta. (3300 a.C.)

Il moto apparente del Sole

Immaginiamo di seguire il moto apparente del Sole per un anno cominciando le nostre osservazioni nel giorno del solstizio d’inverno. Quel giorno il Sole sorgerà verso sud-est, attraverserà il cielo disegnando un arco molto basso e tramonterà a sud-ovest. Nei giorni successivi i punti di alba e tramonto si sposteranno verso settentrione, mentre l’arco solare aumenterà gradualmente l’ampiezza del suo raggio. Questo spostamento progressivo dei punti di alba e tramonto continuerà per circa sei mesi fino al raggiungimento degli estremi limiti settentrionali nel giorno del Solstizio d’estate. Quel giorno l’ampiezza dell’arco solare sarà massima. Nei giorni successivi il moto apparente del Sole si invertirà, ciò significa che il punto di levata inizierà a spostarsi progressivamente verso meridione. Dopo altri sei mesi il Sole tornerà a sorgere nuovamente all’estremo sud-est nel giorno del solstizio d’inverno.

Le meccaniche celesti che determinano il moto apparente del Sole

La variazione del moto apparente del Sole è dovuta all’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre. Questa inclinazione, 23°27′ rispetto alla perpendicolare del piano dell’eclittica, determina il cambiamento delle stagioni andando a mutare l’angolo di incidenza con cui i raggi solari raggiungono la superficie del pianeta nell’arco della sua rivoluzione attorno al Sole. Il ciclo delle stagioni di un emisfero è l’opposto di quello dell’altro; quando è estate nell’emisfero boreale è inverno nell’emisfero australe e quando è primavera nell’emisfero boreale è autunno nell’emisfero australe. Se l’asse di rotazione terrestre fosse perpendicolare al piano che contiene l’orbita della Terra non esisterebbero le stagioni dato che l’esposizione al calore e alla luce di una determinata porzione del pianeta sarebbe costante nell’arco di tutto l’anno.

Prime osservazioni e sistemi di misurazione

Le variazioni del moto solare attirarono l’attenzione dell’uomo fin dal paleolitico per poi essere studiate con maggior precisione durante il neolitico. I nostri antenati riuscirono a determinare la durata di un anno contando il numero di giorni trascorsi tra due solstizi invernali anche se l’epoca esatta in cui questo dato fu ricavato per la prima volta non è definibile.
Gli antichi ebbero modo di osservare il Sole soltanto durante il giorno, tuttavia dedussero che il suo moto proseguisse anche sotto l’orizzonte; essi riconobbero nel moto solare un andamento a spirale giustificato dal riscontro che nel corso di un anno l’ampiezza dell’arco aumenta e diminuisce periodicamente. Il simbolo preistorico della doppia spirale, che aumenta (o restringe) l’ampiezza del suo raggio, venne pertanto concepito per rimandare la mente ad un concetto che, seppur non esposto a chiare lettere, poteva essere recepito da tutti gli individui istruiti a riconoscerne il significato.
I primi dati astronomici relativi ai movimenti del Sole vennero ricavati utilizzando gli elementi immobili della natura (alberi, rocce, montagne) come punti di riferimento per traguardare l’orizzonte da una zona di osservazione prestabilita. In seguito l’uomo si prodigò in osservazioni sempre più precise costruendo osservatori solari adeguatamente progettati. I più semplici furono realizzati orientando il punto di osservazione verso l’orizzonte orientale e piantando due pali nel terreno in corrispondenza degli estremi raggiunti dal punto di levata solare durante i solstizi. Ulteriori pali, piantati a distanze regolari, avrebbero poi consentito di suddividere l’anno in periodi più corti. Fu evidente fin dal principio che un intero ciclo solare poteva essere suddiviso in quattro periodi contraddistinti da condizioni climatiche differenti e che i solstizi e gli equinozi coincidevano approssimativamente con i momenti di transizione tra un periodo e l’altro. Con l’introduzione dell’agricoltura su vasta scala nella Mezzaluna Fertile (8500-7500 a.C.) divenne necessario suddividere l’anno in ulteriori parti in modo da poter pianificare con precisione tutte attività necessarie al sostentamento; vennero perciò compilati i primi calendari convenzionali che obbligatoriamente dovettero tener conto anche di tutti gli appuntamenti liturgici legati alle attività umane.

Doppia spirale raffigurata su una pietra “kerbstone” del tumolo preistorico di Newgrenge. IV millennio a.C., Irlanda del Nord. La spirale e la doppia spirale rappresentano il moto apparente del Sole sulla volta celeste.

Concezione mistica del moto solare e monumenti di pietra

“Il Sole è vita; senza la sua luce e il suo calore nessuna creatura potrebbe esistere”. L’uomo arrivò a questa conclusione osservando una relazione di causa-effetto tra i cicli stagionali del Sole e i periodici mutamenti della natura. Inoltre, ricercando una spiegazione che potesse dare un significato a questa correlazione, maturò nell’uomo la profonda convinzione che i propri destini fossero in realtà stabiliti da una forza sovrannaturale. A conseguenza di questo convincimento nacquero idolatrie più o meno complesse per attirare la benevolenza del Sole.
I primi monumenti di pietra ad unire la funzione religiosa a quella calendariale vennero realizzati nel IV millennio a.C. ma esistono eccezioni più antiche. L’esempio più eclatante si potrebbe trovare all’interno del santuario preistorico di Gobekli Tepe, un sito archeologico ubicato nell’odierna Turchia a circa 20 chilometri dalla città di Şanlıurfa. Gli scavi del sito hanno portato alla luce i resti di un monumentale santuario di pietra dalla presunta correlazione astronomica, le cui parti più antiche sono state datate al 9.500 a.C.. La sua erezione coinvolse obbligatoriamente centinaia di uomini ma nelle aree limitrofe non è stata trovata alcuna traccia di agglomerati urbani, soltanto resti materiali riconducibili ad una occupazione stabile non urbanizzata. Questo dato fa supporre che una società di cacciatori-raccoglitori stanziale e segmentata si adoperò per realizzare santuari circolari con muri di pietra a secco e per erigere imponenti pilastri di pietra che potessero accentrare le concezioni spirituali di una società ampia. I monumenti di pietra del IV millennio a.C. orientati verso i punti in cui sorge o tramonta il Sole durante i solstizi e gli equinozi sono invece molti, i più significativi sono il complesso templare di Mnajdra (Malta) e il suo calendario solare, il circolo di pietra di Stonehenge (Gran Bretagna), il tumulo di Newgrange (Irlanda) e la tomba a corridoio di di Gravinis (Francia).
Numerosi monumenti funebri orientati verso il punto in cui sorge il Sole nel giorno del solstizio d’inverno hanno dimostrato l’importanza rivestita dal ciclo solare nel contesto dei culti preistorici e il rapporto simbolico in essere tra il solstizio d’inverno e la concezione mistica relativa a morte e rinascita. Nel giorno più corto dell’anno il Sole muore metaforicamente, mentre nei giorni successivi al solstizio d’inverno, quando le giornate ricominciavano ad allungarsi, manifesta la sua rinascita. Questo momento dell’anno veniva considerato il punto di partenza che dava il via al rifiorire della natura e simbolicamente era perfetto per rappresentare la rinascita dello spirito dopo la morte.

Misurare il tempo osservando le stelle

La levata eliaca

Il moto apparente delle stelle è generato grossomodo dalle stesse meccaniche celesti che determinano le variazioni stagionali del moto apparente del Sole pertanto osservando il cielo notturno alla stessa ora in momenti diversi dell’anno potremmo notare che le stelle hanno cambiato posizione.
Un metodo astronomico utilizzato in passato per determinate la durata di un anno era quello di osservare la levata eliaca di una stella. Si dice che una stella è in levata eliaca quando sorge immediatamente prima del sorgere del Sole dopo un periodo di tempo durante il quale la stella non era stata visibile, trovandosi al di sopra dell’orizzonte soltanto nelle ore diurne. Gli astronomi del neolitico avrebbero potuto determinare la durata di un anno osservando la levata eliaca di una stella e contando il numero di giorni trascorsi prima del ripetersi dello stesso avvenimento. Il medesimo principio è valido anche per il tramonto eliaco delle stelle.

Concezione mistica del fenomeno

I nostri antenati notarono che certe stelle sorgevano immediatamente prima dell’alba nel momento dell’anno in cui fiorivano gli alberi da frutto, altre quando cadevano le foglie o quando si approssimavano le prime nevicate, altre ancora nel periodo di maggiore siccità; così il cielo si popolò di stelle (o gruppi dei stelle) riconosciute che con la loro comparsa annunciavano i mutamenti periodici della natura, che a seconda dei casi potevano essere favorevoli o funesti al benessere dell’uomo. La relazione di causa-effetto tra i movimenti delle stelle e l’alternasi delle stagioni in questo caso è soltanto apparente, tuttavia anche le stelle vennero divinizzate siccome ritenute erroneamente comprimarie del Sole nell’influenzare i mutamenti periodici della natura.
La levata eliaca della stella Sirio, ad esempio, era un a ricorrenza di grande importanza per gli antichi Egizi. Questa stella era associata alla dea Hathor, una divinità femminile adorata nel paese già in epoca neolitica, ma anche alla divinità sincretica Hathor-Isis. Il suo apparire all’alba, in prossimità del Solstizio d’estate e dopo 70 giorni di invisibilità, sembrava voler annunciare l’esondazione estiva del Nilo, un evento di grande importanza dato che la quantità e la qualità dei raccolti dell’anno successivo erano direttamente collegate a questo accadimento. Il culto della dea Hathor affonda le sue radici nella preistoria, riproponendo nell’epoca storica il profondo significato mistico della rigenerazione attraverso un’astrazione della fertilità. Già in epoca neolitica il concetto di rigenerazione si estese ben oltre al contesto agricolo e naturale alimentando l’universale speranza coltivata dal genere umano, quella di poter rinascere dopo la morte. Il tempio funerario di Hatshepsut venne consacrato non a caso alla dea Hathor, così come non è casuale il fatto che nel mito di Osiride sia la dea Iside a ricomporre il corpo mutilato del marito assassinato attraverso un primigenio rito di rigenerazione finalizzato a garantirgli un’eterna vita ultraterrena. I principi della mitologia Egizia sono noti grazie alla codifica della scrittura geroglifica mentre i convincimenti preistorici da cui deriva questa complessa mitologia li possiamo soltanto intuire e dedurre dato che il loro sviluppo avvenne all’interno di contesto totalmente illetterato. Le concezioni spirituali e pseudoscientifiche dell’uomo neolitico vennero tramandate oralmente per migliaia di anni attraverso narrazioni rivestite di sacralità e perciò considerate vere per fede; per ricostruirle nella loro forma originale è dunque necessario comprendere il complesso significato simbolico dei culti emersi all’alba dell’epoca storica e simboli ad essi correlati.

Lo spostamento delle stelle rispetto al Sole

fonte immagine

Alcune stelle esterne alla regione circumpolare del cielo possiedono una levata eliaca ben precisa che si ripete ciclicamente a distanza di un anno dunque il sorgere del Sole viene anticipato da stelle diverse in ogni mese dell’anno. Lo spostamento delle stelle rispetto al Sole è in realtà un effetto prospettico; essendo la Terra a muoversi attorno al Sole va a mutare il punto dello spazio da cui lo si guarda creando l’illusione ottica che fa scorrere le stelle sullo sfondo con periodicità annuale. La fascia di cielo che scorre alla spalle del Sole nell’arco dell’anno corrisponde al piano del Sistema solare in cui giacciono le orbite della Terra e di tutti i corpi celesti che ruotano attorno al Sole. All’interno di questa fascia si trova il piano fondamentale dell’orbita terrestre, definito eclittica. Non ci è dato sapere quali gruppi di stelle avessero riconosciuto gli antichi astronomi all’interno di questa fascia, fatto sta che in tempi recenti è stata suddivisa in dodici costellazioni, che per prospettica scorrono alle spalle del Sole scandendo l’avanzare del tempo con cadenza mensile.

La Luna, una controparte del Sole

Moti reali della Luna 

La Luna è l’unico satellite del nostro pianeta e come tutti i corpi celesti è interessata da diversi moti simultanei. Essa ruota attorno alla Terra in senso antiorario (da Ovest verso est) con un periodo orbitale di circa 27 giorni; questo intervallo di tempo è definito “mese siderale”. Osservandola dalla Terra, invece, attraversa il cielo in maniera apparente da est verso Ovest mostrando sempre la stessa faccia poiché il suo periodo di rotazione coincide con quello di rivoluzione attorno al pianeta. L’illuminazione della sua superficie varia invece di giorno in giorno in base alla posizione che Luna assume rispetto al Sole. Questo fenomeno viene definito “ciclo delle fasi” e dura all’incirca due giorni in più del mese siderale dato che la Terra si muove a sua volta nello spazio e di conseguenza la Luna, dopo aver completato un orbita intorno al pianeta, deve percorrere un’ulteriore distanza per poter raggiungere la posizione di partenza rispetto al Sole.
Il piano immaginario che contiene l’orbita della Luna è inclinato di circa 5° rispetto a quello della Terra, se così non fosse si verificherebbe un eclissi di Sole ogni 29 giorni. I punti di intersezione tra questi due piani sono chiamati “nodi” mentre l’ipotetica retta che li congiunge è detta “linea dei nodi”. La linea dei nodi non è fissa ma ruota lentamente in senso opposto allo spostamento della Luna lungo la sua orbita (moto retrogrado), compiendo un giro completo ogni 18,6 anni. Quando la linea dei nodi è perfettamente allineata con la congiungente Terra-Sole e la Luna transita da uno dei nodi si verifica allora il fenomeno delle eclissi: di Sole quando la Luna oscura il disco solare, di Luna quando la medesima viene oscurata del cono d’ombra prodotto della Terra.

Venere paleolitica di Laussel (25.000 a.C.).

Concezione mistica del moto lunare

Per prima fu la Luna, e non il Sole, ad attirare l’attenzione dei nostri antenati sull’esistenza dei cicli astronomici. L’illuminazione della sua superficie varia di giorno in giorno configurando una sequenza di fasi periodica nella quale venne riconosciuto il concetto di “tempo ciclico” pur senza che vi fosse una reale comprensione del fenomeno.
L’intera sequenza delle fasi si ripete ad intervalli regolari che durano pressapoco 29 giorni pertanto in un anno si possono contare 13 lune piene. Questo fenomeno parve collegato al ciclo della fertilità femminile e probabilmente venne interpretato come una sorta di figurazione della sequenza “vita-morte-rigenerazione” peculiare dei cicli naturali. L’analisi e la comparazione di alcuni reperti archeologici ha inoltre suggerito che possa esistere una primitiva relazione tra il ciclo delle fasi e il culto della “Grande Madre”, una delle prime idolatrie paleolitiche a concretizzarsi sotto forma di simboli e forme femminili legate alla fertilità.
La Venere di Laussel, ad esempio, è un bassorilievo paleolitico del 20.000 a.C. rinvenuto in Francia sud-orientale che riproduce un’immagine idealizzata del corpo femminile. La figura regge nella mano destra un corno inciso con 13 tacche che per molti è un chiaro riferimento al ciclo delle fasi lunari e al ciclo mestruale della donna; questo dettaglio, combinato con la posizione della mano sinistra e la forma dei fianchi, è letto come un equivocabile riferimento alla fertilità.

Moto apparente della Luna, sistemi di misura e monumenti di pietra

La Luna era considerata una controparte del Sole ma il censimento dei suoi movimenti si rivelò molto più complesso. Gli astronomi del passato indagarono le caratteristiche peculiari del moto lunare costruendo strutture che fungessero da osservatori. Tra gli osservatori lunari preistorici più importanti si possono citare: il circolo di pietra di Stonehenge (Inghilterra), il complesso cruciforme di Callanish (Scozia) e i monoliti allineati di Carnac (Francia).
La Luna sorge ad est e tramonta ad Ovest ma in alcuni periodi dell’anno attraversa il cielo con una traiettoria più bassa di quella mantenuta dal Sole nel giorno del solstizio d’inverno, mentre in altri con una traiettoria più alta di quella percorsa dal Sole nel giorno del solstizio d’estate. Gli antichi astronomi rilevarono inoltre un altra caratteristica fondamentale del moto lunare mediante l’utilizzo dei riferimenti solari. Immaginiamo di seguire per alcuni anni il sorgere della prima Luna piena dopo il solstizio d’estate utilizzando come riferimento il palo che traguarda il punto di levata del Sole sostiziale. Quel giorno la Luna sorgerà di poco spostata alla destra del palo, l’anno successivo ancora un po’ più a destra e così via per quattro anni. Dopo quattro o cinque anni la prima Luna piena dopo il solstizio sorgerà nel punto estremo alla destra del palo (definito punto di arresto), mentre negli anni a venire invertirà apparentemente il suo moto cominciando a spostarsi verso sinistra. Dopo altri quattro anni ritornerà a sorgere in prossimità del palo piantato per studiare il solstizio d’estate e negli anni successivi lo supererà trovandosi a sorgere alla sua sinistra. Il punto di levata continuerà ad incrementare la sua distanza dal palo anno dopo anno fino al raggiungimento del punto estremo alla sinistra del palo. Successivamente il punto di levata lunare tornerà a spostarsi verso destra e dopo alcuni anni supererà nuovamente il palo del solstizio chiudendo un ciclo che nel suo complesso sarà durato approssimativamente 19 anni. Per controllare questo fenomeno sarebbe bastato aggiungere due pali all’osservatorio solare in corrispondenza dei punti di arresto raggiunti dal punto in cui sorge la prima Luna piena dopo il solstizio d’estate. I punti di arresto lunari sono gli equivalenti dei solstizi per il Sole, ma mentre il Sole raggiunge il solstizio due volte all’anno, a metà giugno e a metà dicembre, i punti di arresto lunari seguono un ciclo di 18,6 anni in rapporto al moto retrogrado della linea dei nodi. Il controllo di questa progressione non aveva particolare significato in rapporto all’antica necessità di misurare il tempo, il periodo interessato dal fenomeno è troppo lungo per poter essere utilizzato come unità di misura in relazione ai bisogni dell’uomo perciò il suo censimento ebbe un fine esclusivamente religioso.

Pietre di Callanish. costa occidentale di Lewis, nelle Ebridi Esterne. Scozia. fonte immagine

Le pietre di Callanish costituiscono un osservatorio lunare tardo neolitico che per secoli rimase al centro di un’intensa attività culturale. Il complesso è situato nelle Ebridi Esterne scozzesi e presenta una pianta cruciforme arricchita da un circolo centrale realizzato con 13 menhir. Ogni 19 anni il complesso si congiunge con il sorgere della Luna che a sua volta si muove lentamente tra i 13 pilastri del cerchio centrale sfiorando l’orizzonte.
L’ultimo allineamento si è verificato nel giugno del 2006, il prossimo sarà visibile approssimativamente nel 2025.

Le eclissi, la perfezione del caso

Meccanica celeste di un eclissi

Il rapporto tra la Luna e il Sole è strettissimo e in rare occasioni può culminare in un evento di grande impatto emotivo che per secoli ha turbato l’animo umano suscitando timore e preoccupazione. Le eclissi, e in particolare quella di totale di Sole, sono eventi astronomici tutt’altro che scontati, generati da una straordinaria concomitanza di fattori. Tra le infinite possibilità cosmiche è successo che il disco del Sole combaci perfettamente con quello della Luna anche se il Sole è 400 volte più grande. Questa sovrapposizione incredibile si verifica soltanto perché la Luna è 400 volte più vicina alla Terra rispetto al Sole e quando gli passa davanti lo oscura completamente lasciando apparire soltanto la sua corona infuocata.

Eclissi di Sole. fonte immagine

La Luna ci appare piena quando è diametralmente opposta al Sole, mentre ci appare nera (o nuova) quando si frappone tra la Terra e il Sole. Le eclissi di Sole avvengono sempre quando l’emisfero visibile della Luna è completamente in ombra (Luna nera), al contrario le eclissi di Luna avvengono quando la medesima si trova nella fase di massima illuminazione (Luna piena). Ciascuna di queste due situazioni si ripete ogni 29 giorni, ma le eclissi sono molto più rare perché il piano orbitale della Luna non è allineato con quello della Terra. Poiché i piani orbitali non sono allineati, le condizioni descritte non sono sufficienti a determinare un’eclissi, che in sostanza avviene soltanto quando una Luna piena (o una Luna nera) transita attraverso un nodo, ovvero attraverso uno dei due punti in cui il piano orbitale della Luna si interseca con quello della Terra, nel momento esatto in cui il nodo si trova ad essere allineato con al congiungente Terra-Sole. Durante un’eclissi di Luna la Terra proietta sulla superficie lunare la propria ombra, oscurandola completamente o parzialmente. Durante un’eclissi di Sole la Luna “passando davanti” al disco solare lo ricopre, parzialmente o totalmente.

Un fenomeno imprevedibile che suscitava preoccupazione

Anche ammettendo una precoce comprensione della periodicità del fenomeno, durante il neolitico la previsione di un eclissi di Sole sarebbe stata impossibile a causa del moto di rotazione terrestre, del quale l’uomo non era ancora consapevole. Un eclissi di Sole dura pochi minuti perciò è osservabile soltanto per un breve periodo di tempo in aree circoscritte del pianeta e gli antichi non avrebbero avuto modo di prevedere il punto della Terra interessato dal fenomeno.
L’uomo ha timore di ciò che non conosce pertanto l’incapacità di poter determinare il momento in cui il fenomeno dell’eclissi avrebbe avuto luogo turbò l’animo umano e fece sì che l’evento fosse percepito come nefasto o di cattivo auspicio. Il benessere dell’uomo dipendeva dal Sole e dalla sua costante progressione inserita all’interno di un meccanismo cosmico perfettamente prevedibile, ma l’improvvisa interruzione della luce e del calore del Sole rompeva questo regolare andamento, ispirando paura e preoccupazione in coloro che ne diventavano testimoni.

I pianeti

I pianeti del sistema solare si dividono in due categorie: quelli interni all’orbita della Terra e quelli esterni. Mercurio e Venere sono i pianeti interni del sistema solare, ciò significa che le loro orbite hanno un raggio inferiore a quello dell’orbita terrestre. Marte, Giove, saturno, Urano e Nettuno (quest’ultimi due non sono visibili ad occhio nudo dalla Terra) sono invece definiti “pianeti esterni” dato che percorrono orbite di rivoluzione intorno al Sole molto più ampie di quella terrestre.

Moto apparente dei pianeti interni

I pianeti interni hanno un moto apparente molto simile, dunque basterà descriverne uno soltanto prendendo in considerazione quello di Venere per facilità di osservazione.

Moto apparente di Venere in riferimento alla sua posizione registrata ogni giorno nel momento in cui tramonta il Sole (relativo all’anno 2001).

Venere è il pianeta più luminoso del cielo ma non brilla di luce propria, bensì attraverso la luce riflessa dal Sole sulla sua superficie. Poiché è interno all’orbita della Terra appare sempre nelle vicinanze del Sole; prima dell’alba o dopo il tramonto a seconda della sua posizione sull’orbita che percorre. Può precedere l’alba o seguire il tramonto al massimo di 3 ore e periodicamente passa davanti o dietro al Sole entrando quindi in congiunzione con quest’ultimo, condizione che ne impedisce periodicamente l’osservazione dato che il pianeta rimane temporaneamente nascosto dal bagliore solare.
In rare occasioni può essere osservato al mattino (prima dell’alba) e alla sera (dopo il tramonto) nello stesso giorno. Questo periodico evento si verifica quando Venere è alla massima separazione dall’eclittica e nello stesso momento alla congiunzione inferiore. Il fenomeno si ripete ciclicamente ogni otto anni.
Immaginiamo ora di seguire il moto apparente di Venere giorno per giorno iniziando le nostre osservazioni la prima sera in cui il pianeta fa la sua comparsa al tramonto. Venere comparirà all’imbrunire alla sinistra del Sole che sta tramontando e poi tramonterà a sua volta immediatamente dopo il Sole. Sera dopo sera si allontanerà sempre di più dal Sole trovandosi a tramontare sempre più tardi. Dopo alcuni mesi raggiungerà un estremo alla sinistra del punto in cui è tramontato il Sole che non potrà mai superare e in quell’occasione tramonterà all’incirca 3 ore dopo il calare del Sole. In seguito il suo moto apparente si invertirà e giorno dopo giorno tramonterà sempre prima, fin quando una sera, dopo alcuni mesi dall’inversione del suo moto apparente, entrerà in congiunzione con il Sole, scomparendo all’interno del bagliore solare. Il periodo di invisibilità può variare da pochi giorni a settimane a seconda che Venere si trovi a transitare in congiunzione superiore o inferiore. Dopo un breve periodo di invisibilità il pianeta tornerà ad essere osservabile, questa volta al mattino, trovandosi a sorgere poco prima dell’alba in prossimità del Sole. Giorno per giorno la levata di Venere anticiperà sempre di più rispetto a quella de Sole e questa progressione durerà per alcuni mesi fin quando il pianeta raggiungerà un estremo alla destra del Sole che non potrà mai superare. In quel momento Venere sorgerà all’incirca 3 ore prima del Sole. Nei giorni a seguire invertirà il suo moto apparente e ricomincerà ad avvicinarsi al Sole. Dopo alcuni mesi si troverà a sorgere in congiunzione con il Sole e la sua luce sarà nuovamente nascosta dal bagliore solare. A questo punto il pianeta avrà completato un ciclo di 584 giorni che per semplicità può essere riassunto nel seguente modo: visibilità serale, invisibilità, visibilità mattutina, invisibilità.

Spiegazioni mistiche del moto di Venere

I sumeri costruirono la prima civiltà urbanizzata della storia raccogliendo l’eredità culturale lasciata dei popoli che furono artefici della rivoluzione neolitica avvenuta all’interno della Mezzaluna Fertile. Essi ebbero a disposizione un’enorme bagaglio culturale, dal quale emerse un’elevata capacità di previsione dei cicli astronomici. Nel caso di Venere non ebbero difficoltà a riconoscere che l’astro del mattino e l’astro della sera erano in realtà il medesimo corpo celeste, identificando il pianeta con la dea Inanna, la signora dell’amore, della fertilità e della guerra. La temporanea scomparsa del pianeta in occasione delle sue congiunzioni col il Sole fu invece all’origine di uno dei testi più noti della mitologia sumera: la “Discesa di Inanna agli Inferi”. I sumeri sentirono il bisogno di dare un significato all’esistenza perciò elaborarono infinite spiegazioni che potessero descrivere il perché delle cose, delle manifestazioni della natura (tra cui i cicli astronomici) e di tutti gli eventi legati alle vicende dell’uomo. Venere e gli altri pianeti si spostano modificano costantemente la loro posizione rispetto alle stelle per poi scomparire temporaneamente dal cielo notturno, pertanto l’uomo si sarà interrogato a lungo rispetto al loro peculiare movimento così diverso rispetto a tutte le stelle che non modificano mai la loro disposizione le une rispetto alle altre. La mitologia sumera, al pari di tutte le altre, nacque dunque per spiegare le circostanze per le quali una realtà è venuta ad esistere, e nel caso della discesa di Inanna agli inferi per spiegare la momentanea scomparsa dal cielo dell’astro associato a questa divinità. Le invocazioni e gli inni descrivono Inanna come una donna piena di luce e amore ma anche come una belva assetata di sangue, che fa scempio dei corpi dei nemici sul campo di battaglia, straziandone le carni. Probabilmente l’origine di questa doppia personalità affonda le sue radici nelle credenze neolitiche legate alla doppia apparizione del pianeta Venere (una al mattino e una alla sera) che per ovvi motivi non possono essere ricostruite nel loro stato originario. Nel millennio successivo i Babilonesi registrarono i periodi di invisibilità di Venere per 21 anni consecutivi nella tavoletta 63 del manuale astrologico Enuma Anu Enlil (tavoletta di Venere di Ammi-Saduqa).

Moto apparente dei pianeti esteri

I pianeti esterni seguono orbite di raggio maggiore rispetto a quello della Terra pertanto il loro moto apparente è diverso da quello dei pianeti interni. Osservandolo dalla Terra nell’arco della loro rivoluzione attorno al Sole possono assumere quattro posizioni fondamentali:

  • Congiunzione – Quando il pianeta si trova sulla congiungente Terra-Sole, in maniera che il Sole si trovi tra la Terra e il pianeta. In questa occasione il pianeta rimane nascosto dal bagliore solare e pertanto risulta inosservabile
  • Opposizione –  Quando il pianeta si trova sulla congiungente Terra-Sole, in maniera che la Terra si trovi a transitare tra il Sole e il pianeta. In questa occasione il pianeta si trova nelle migliori condizioni di visibilità notturna.
  • esistono poi due quadratura intermedie, quando il pianeta si trova a 90° rispetto alla congiungente Terra-Sole

Le orbite intorno al Sole dei pianeti esterni hanno periodo superiore ad un anno Solare dunque la loro posizione rispetto alle stelle fisse assume un moto retrogrado del quale ci si può rendere conto osservando il cielo notturno ogni sera alla stessa ora.

 

Lettura tematica consigliata da Civiltà eterne.it

Fonti
Cieli Perduti. Archeoastronomia; Le stelle dei popoli antichi. Guido Cossard. Edizione Utet.
http://planet.racine.ra.it/testi/luna.htm

http://www.saperescienza.it/rubriche/matematica-e-astronomia/l-uomo-e-la-luna-parte-i-22-7-16/1270-l-uomo-e-la-luna-parte-i-22-7-16
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https://it.wikipedia.org/wiki/Grande_Madre