Era il 1865 quando un pastore di Teti (centro abitato della provincia di Nuoro), appassionato di ritrovamenti di tesori nascosti, nella località denominata Abini portò alla luce i resti di uno dei più significativi santuari della Sardegna, la cui datazione è precedente di tre secoli la fase evolutiva del Bronzo medio (1500 a.C.), e arriva, senza soluzione di continuità, sino alle fasi finali dell’età del Ferro (VII sec a.C.).

In questa località, in un’area dove emergevano i resti di antiche costruzioni, fu rinvenuta una ciste litica (contenitore formato da lastre di pietra collocate al di sotto della superficie del terreno), il cui contenuto consisteva in parecchi reperti in bronzo provenienti da una stipe votiva di epoca nuragica. In particolare vennero dissotterrati 15 bronzi figuranti di offerenti, guerrieri e 3 statuine di personaggi con 4 occhi e 4 braccia; nello stesso ripostiglio erano conservati delle figure rappresentanti animali di diverso tipo, varie navicelle votive frammentarie, asce, spilloni, 40 pugnali, fibule frammentarie, 40 spilloni, alcune anse di vasi di bronzo e diversi basamenti per le offerte con le impiombature di fissaggio dei bronzi che però non furono raccolte.

Inizia così la storia di uno dei siti maggiormente rappresentativi della produzione bronzistica di età nuragica.
I bronzetti furono acquistati da Efisio Timon che a sua volta li donò al Regio Museo di antichità a Cagliari dove ancora oggi sono conservati; stessa destinazione ebbero gli oggetti recuperati da successivi scavi del 1878 provenienti da un grande vaso che i nuragici usarono come ripostiglio e contenente 750 pezzi del peso complessivo di 108 chili. I numerosi ex voto di bronzo di questa collezione riproponevano il repertorio già noto della collezione precedente, impreziosendola però di personaggio con mantello e bastone, di rappresentazioni della più alta gerarchia militare e di personaggi anche più popolari.

Demone-eroe

Tra quei reperti che oggi vanno ad arricchire le vetrine dei musei archeologici rientra la più importante, e sicuramente anche la più famosa tra tutte quelle che vanno a formare il vasto campionario iconografico sardo: il demone-eroe 4 occhi e 4 braccia, interpretato come rappresentazione di una divinità o di un uomo-eroe dotato di super poteri.
Il demone-eroe rientra tra le manifestazioni trascendentali che contraddistinguono la manifattura del periodo nuragico, in particolare quella dell’età del ferro, insieme alla restante produzione artistica del periodo. La sua natura umana trascende nel momento in cui l’artigiano sceglie di dotare l’eroe di quattro occhi e quattro braccia, rendendolo così più simile alla dimensione divina. Nel corso degli anni tuttavia sono state avanzate differenti ipotesi inerenti l’interpretazione iconografica di questa figura: alcuni autori sostengono che questa faccia riferimento ad un semplice mortale dotato di una vista molto acuta e di un’imponente forza fisica, altri hanno concepito l’idea di un eroe militare la cui sapienza e prestanza sarebbero identificate dalla ripetizione degli elementi.
Da un punto di vista concettuale il lavoro dell’artigiano risulta essere abbastanza significativo, in quanto mette in atto una sorta di magia attraverso l’unione del mondo umano con quello sacro. E questo fatto ci porterebbe a comprendere l’evoluzione per il quale l’uomo ad un certo punto tralascia l’archetipo del divino distante da se per arrivare alla credenza di un sovraumano più simile a se stesso. Evoluzione che probabilmente potrebbe essersi verificata in associazione con il progresso tecnologico: il poter asservire i cicli della natura al proprio volere, il poter domare l’istinto degli animali convertendoli in strumenti di fabbisogno, la capacità di poter estrarre dalla roccia i minerali e poterli lavorare, l’ingegno di poter realizzare strutture di grosse dimensioni mai viste prima e che perduravano nel tempo potrebbero aver fornito l’avvio di una nuova presa di coscienza e una nuova fiducia nell’individuo stesso. L’uomo cioè arrivava là dove in passato poteva solo l’essenza divina.
La parte che più caratterizza il bronzetto del demone- eroe è costituita certamente dalle lunga corna che si dipartono dal copricapo e convergono per mezzo di due pomelli sferici. Questa tipologia di corna risulta essere unica, non solo nell’ambito delle statuette ritrovate ad Abini, ma anche all’interno di tutto il complesso iconografico dei bronzi sardi , eccetto per il bronzetto di Padria, la cui analogia è riscontrabile proprio nelle corna dotate di pomelli.

Un’ interessante spunto ci viene fornito dalle antiche rappresentazioni iconografiche del reperto stesso. La tavola di Crespi del 1866 mostra, infatti, con ampia evidenza la presenza di due corna piuttosto corte anziché l’esistenza di quelle lunghe, pertanto in questo caso si dovrebbe parlare di un restauro ricostruttivo alquanto esagerato.
Ma quando è avvenuta la manipolazione del reperto? Secondo i dati storici derivanti dalle rappresentazioni e foto del bronzetto pare che la manomissione sia avvenuta tra il periodo della scoperta e prima descrizione della statuina (1865) e la citazione ad opera del Pais (1884), fatto sottolineato dallo stesso Lilliu, che si accorse della risega presente sulle corna stesse, e che molto probabilmente visionò il bronzetto senza corna in concomitanza di un altro restauro avvenuto nel 1949. L’osservazione delle fotografie a corredo delle varie pubblicazioni a partire dai primi del novecento ne comprovano l’incollaggio. L’ultimo restauro è stato effettuato dal Laboratorio di Restauro della Sopraintendenza archeologica della Sardegna verso il 1980. Concludendo si può affermare che il demone- eroe rappresenta in ogni modo un pezzo unico, un potentissimo mezzo per interpretare e raffigurare il soprannaturale, una singolarità della produzione bronzistica sarda.

Bibliografia.
FADDA M. AUSILIA 2015. Teti nella preistoria, tra mito e archeologia, Carlo Delfino editore.
LILLIU G. 1966. Sculture della Sardegna nuragica.
MORAVETTI, ALVITO 2010. Sardegna archeologica dal cielo. Dai circoli megalitici alle torri nuragiche.
TATTI M.. Il santuario nuragico di Abini a Teti (NU): storie di un sito, di uomini e di un demone-eroe.

Fonte immagine in testata
https://sites.google.com/site/museoteti1/siti

The following two tabs change content below.

Antonella Floris

Laureata in Scienze e Tecnologie Geologiche, vincitrice della X edizione del concorso nazionale "Premio Tesi di Laurea e di Dottorato Parco Geominerario- Renzo Pasci", organizzatrice di eventi nell'ambito della Settimana del Pianeta Terra,appassionata di archeologia e geoarcheologia.