Göbekli Tepe è un sito archeologico dell’età della pietra scoperto in un’arida regione della Turchia situata ai margini settentrionali della pianura di Harran, nelle vicinanze dall’odierna città di Şanliurfa. Gli scavi del sito, iniziati nel 1995, hanno portato alla luce i resti di un monumentale santuario di pietra, le cui parti più antiche sono state datate al 9.600 a.C (Schmidt, 2016). Göbekli Tepe è una rara istantanea del momento di transizione durante il quale alcuni gruppi nomadi iniziarono a sperimentare un senso di appartenenza a un territorio, sospinti probabilmente da ragioni di tipo religioso e culturale.
La costruzione del complesso coinvolse presumibilmente centinaia di uomini, ma nelle sue vicinanze non è stata trovata alcuna traccia di strutture insediative, ma soltanto esigui resti materiali riconducibili a semplici accampamenti. Si è scoperto che una società di cacciatori-raccoglitori parzialmente stabile si adoperò per realizzare santuari circolari con muri di pietra a secco e per erigere imponenti pilastri che potessero accentrare le concezioni religiose di una società ampia e segmentata (Schmidt, 2016).
Uno dei recinti di pietre di Gobekli Tepe, delimitato dai caratteristici pilatri a T. fonte immagine
Il sito è suddiviso in tre strati. Lo strato III, risalente a un’epoca compresa tra 10.200 e 9.200 a.C., presenta quattro recinti di pietra di dimensioni variabili tra 5 e 10 metri di diametro, con all’interno caratteristiche coppie di pilastri a forma di T. Alcuni pilastri che compongono i recinti sono decorati con rappresentazioni in bassorilievo ispirate al mondo animale, mentre quelli centrali del recinto D presentano addirittura capi di abbigliamento e braccia stilizzate al fine di riprodurre astrattamente la figura umana. Questi pilastri raggiungono l’altezza di 5 metri e hanno un peso stimato tra le 10 e le 15 tonnellate. Le immagini zoomorfe rappresentate, che includono cinghiali, serpenti, volpi, asini, avvoltoi, gazzelle, bovini e pecore selvatiche, ma anche formiche e ragni, non si limitano al solo bassorilievo, ma comprendono anche sculture a tutto tondo. Nel complesso si tratta di un “bestiario” preistorico stupefacente, quasi certamente impregnato di significati totemici connessi all’organizzazione sociale delle comunità che realizzarono questa opera unica (Schmidt, 2016).
Lo strato II, risalente al periodo compreso tra il 9.200 e l’8.000 a.C., presenta invece un affollamento di strutture rettangolari relativamente più piccole, pavimentate e intonacate con la calce. Un terzo strato, forse intermedio, contiene piccole strutture autoportanti di forma irregolare, costituite da pareti curvilinee difficili da identificare. Sulla base di un’indagine geomagnetica, si stima che sotto il terreno della collina vi siano altre strutture nello strato III che attendono di essere disseppellite, infatti il complesso fu intenzionalmente sepolto per motivi del tutto ignoti attorno all’8.000 a.C (Schmidt, 2016).
I cacciatori-raccoglitori che costruirono il complesso di Göbekli Tepe abitavano nelle aree limitrofe al complesso, all’interno di tende realizzate con il pellame ottenuto dagli animali cacciati (Schmidt, 2010).
La presenza tra le strutture di Göbekli Tepe di ossa di animali appartenenti esclusivamente a specie selvatiche (gazzelle e cinghiali) è la prova che la domesticazione degli animali non fosse ancora una pratica in uso tra questi gruppi umani (Dietrich et al., 2012).
Il rinvenimento di punte da lancio e rifiuti alimentari costituiti da ingenti quantità di ossa macellate rivelano che nelle vicinanze del santuario venne praticata un’assidua attività venatoria, mentre non è stata trovata alcuna traccia di semi addomesticati. Le indagini pionieristiche in Medio Oriente avevano portato alla ferma convinzione che la costruzione dei primi luoghi di culto fosse avvenuta parallelamente allo sviluppo dei primi agglomerati urbani, dunque all’interno di un contesto pienamente sedentario e agricolo, ma la scoperta di Göbekli Tepe ha cambiato le carte in tavola, mostrandoci il prodotto di un convincimento spirituale profondo che anticipa le tappe fondamentali della rivoluzione neolitica (Hodder, 2010).
Göbekli Tepe è il più antico esempio di architettura monumentale al mondo, o per lo meno il più antico ad oggi conosciuto. La sua storia ebbe inizio 12.000 anni fa, durante la fase finale dell’ultimo periodo glaciale, quando le terre più settentrionali dell’emisfero boreale erano ancora ricoperte da enormi distese di ghiaccio; ciò significa che la sua costruzione avvenne addirittura 6500 anni prima di Stonehenge e 7000 anni prima delle piramidi di Giza, ma anche 5000 anni prima del complesso sahariano di Nabta Playa, che costudisce i resti di ciò che fino a 25 anni fa veniva considerato il più antico osservatorio astronomico al Mondo (Schmidt, 2006; Mann, 2011).
Il complesso di Göbekli Tepe fu meta di pellegrinaggio e luogo di ritrovo in occasione di eventi comunitari. Le indagini botaniche e zoologiche hanno dimostrato che all’epoca della sua costruzione il sito era circondato da un ambiente verdeggiante frequentato da selvaggina di vario genere. Le prede di grossa taglia però, tra cui cervi e gazzelle, erano presenti sul territorio soltanto in determinati momenti dell’anno; pertanto, si presume che gli eventi comunitari si tenessero nei periodi in cui la disponibilità di selvaggina era al suo apice (Dietrich et al., 2012).
Al tempo di Göbekli Tepe non esisteva ancora la scrittura, nemmeno nelle sue forme più elementari, e tanto meno si disponeva di calendari convenzionali e mappe. Dunque, come fecero i clan di cacciatori-raccoglitori che si radunarono nell’area del complesso, percorrendo anche grandi distanze, a determinare i giorni esatti delle celebrazioni? La risposta è semplice, essi guardavano il cielo e si radunavano quando Sole o le stelle si allineavano a determinati riferimenti astronomici (Magli, 2016).
L’astronomia fu una delle prime scienze a essere praticate dall’uomo. I nostri antenati, fin dalla preistoria, non si limitarono al ruolo di semplici spettatori dei fenomeni astronomici e grazie a ripetute osservazioni scoprirono un nesso tra i moti celesti e l’alternarsi delle stagioni. Tra i movimenti ricorrenti dell’ingranaggio cosmico individuarono i riferimenti necessari a misurare il tempo e sulla base di questi organizzarono tutte le attività umane, da quelle religiose a quelle necessarie al sostentamento (Aveni, 2001).
Le comunità di cacciatori-raccoglitori che costruirono le strutture megalitiche di Göbekli Tepe vissero durante la transizione più importante della storia umana, a cavallo tra l’adattamento alla sedentarietà e lo sviluppo delle prime strategie di sussistenza produttive. La costruzione di Göbekli Tepe si colloca dunque in punto cruciale dell’evoluzione culturale dell’uomo, sancendo la fine di un’epoca, quella dei cacciatori nomadi, e spalancando le porte a un’altra, quella degli agricoltori neolitici. L’importanza di questa scoperta fu immediatamente percepita dall’archeologo Klaus Schmidt, tant’è che a distanza di molti anni dalla scoperta disse:
Non appena vidi queste pietre, seppi che, se non me fossi andato immediatamente, sarei rimasto qui per il resto della mia vita”.
Klaus Schmidt affermò anche che Göbekli Tepe poteva essere il mitico giardino dell’Eden descritto nella Genesi biblica (Schmidt, 2006). Il famoso mito descrive un’umanità innocente che poteva nutrirsi con i frutti spontanei della natura, con la caccia e con la pesca, e che poteva trascorrere il resto del tempo a riposare o in attività di piacere. Il mito prosegue con la distruzione di questa condizione idilliaca a causa dello stesso comportamento dell’uomo che, per sua inobbedienza alle regole del Signore, fu punito con l’obbligo di dover provvedere al proprio sostentamento lavorando la terra con fatica incessante e quotidiana (Eliade, 1963).
Le indagini strumentali più moderne hanno dimostrato l’estrema durezza dell’agricoltura neolitica e la relativa indolenza delle attività predatorie; dunque, è logico chiedersi quali furono i motivi che spinsero l’uomo ad adottare un’economia di sussistenza produttiva. Klaus Schmidt imputò questa trasformazione all’aumento demografico; secondo la sua opinione, i cacciatori-raccoglitori che stanziarono nelle vicinanze del complesso esaurirono tutte le risorse alimentari disponibili in natura, compromettendo l’equilibrio dell’ecosistema, e pertanto cominciarono a coltivare in autonomia le erbe selvatiche sulle colline per soddisfare i propri bisogni alimentari (Schmidt, 2010).
L’area che circonda Göbekli Tepe si presenta oggi estremamente arida, ma non fu sempre così; lo dimostrano le moltissime punte di freccia rinvenute in tutta l’area di scavo, ma anche la varietà delle rappresentazioni faunistiche realizzate sui pilatri di pietra del santuario (Mann, 2011). Ci sono sufficienti prove per affermare che la costruzione del santuario avvenne all’interno di un ecosistema privilegiato, distinto da risorse alimentari abbondanti e ripartite nell’arco di tutto l’anno e che l’eccessivo sfruttamento determinato dall’aumento demografico comportò la scomparsa di molte specie selvatiche. Probabilmente l’avvio delle prime strategie agricole accelerò ulteriormente la distruzione dell’ecosistema e con il tempo ciò che in principio era un’oasi verde e produttiva fu trasformata in una terra arida, irrigata dal sudore della fronte (Gaspani, 2014).
Non è un caso che l’agricoltura abbia fatto la sua comparsa in quei pochi luoghi del pianeta che disposero di risorse alimentari sufficientemente distribuite nell’arco di tutto l’anno, dove l’uomo riuscì ad adattarsi gradualmente al regime di vita sedentario (Hodder, 2012).
La narrazione mitologica nacque per dare un senso alla realtà e solo grazie a essa l’uomo poteva dare un significato alla propria esistenza e alla propria condizione. Il mito dell’Eden potrebbe pertanto essere un’immagine allegorica elaborata dagli agricoltori del Neolitico sulla memoria di un tempo pregresso in cui l’uomo fu libero dall’onere di dover lavorare la terra per sopravvivere (Gaspani; Armstrong, 2005). Il peso di questa condizione evidentemente accompagnò l’uomo per tutta la durata del Neolitico; lo dimostra la particolare spiegazione teologica elaborata dal popolo sumero per accettare questa condizione. Essi credevano infatti che l’uomo fosse stato creato dagli dèi per assumersi le fatiche del lavoro e “per portare il cibo nelle sale da pranzo degli dèi” (Kramer, 1961). La versione biblica punta invece il dito contro il peccato originale compiuto dai primi uomini, ma in entrambi i casi si tratta di una condizione irreversibile che deve essere accettata (Gaspani,2014).
Naturalmente, tutte queste teorie potrebbero essere respinte e classificate come pure speculazioni. Tuttavia, vi è abbondanza di prove storiche per dimostrare che gli scrittori della Bibbia, quando parlavano dell’Eden, descrivevano in realtà questo angolo di Anatolia abitato dai Curdi. Nel libro della Genesi, è indicato che l’Eden è a ovest dell’Assiria. Gobekli Tepe si trova in tale posizione. Allo stesso modo, il biblico Eden è attraversato da quattro fiumi, tra cui il Tigri e l’Eufrate, e Gobekli Tepe si trova tra due di questi. Questo piccolo regno era a circa 40 km da Gobekli Tepe. Un altro libro dell’Antico testamento parla dei “bambini di Eden, che erano in Thelasar”, una città nel nord della Siria, vicino a Gobekli Tepe. La stessa parola “Eden” deriva dal sumerico e significa “pianura”; Gobleki Tepe si trova nella pianura di Harran. Così quando si mette tutto insieme la prova sembra essere ragionevolmente convincente.
Tratto da “Le Pietre degli Dei, Astronomia e antica architettura megalitica in Europa” di Adriano Gaspani. Ed. Associazione Culturale Fonte di Connla, 2014. pag.122-123
fonti:
Schmidt, K. – Göbekli Tepe: The First 20 Years of Research, 2016
Schmidt, K. – Göbekli Tepe: The Stone Age Sanctuaries. New Results of Ongoing Excavations with a Special Focus on Sculptures and High Reliefs, 2010
Dietrich, O., Schmidt, K. – A Radiocarbon Date from the Wall Plaster of Enclosure D of Göbekli Tepe, 2010
Hodder, I. – The Role of Religion in the Neolithic of the Middle East and Anatolia with Particular Reference to Çatalhöyük, 2010
Schmidt, K. – Sie bauten die ersten Tempel. Das Rätsel von Göbekli Tepe, 2006
Mann, C.C. – The Birth of Religion, 2011
Magli, G. – Sirius and the Project of the Megalithic Enclosures at Göbekli Tepe, 2016
Aveni, A. – Archaeoastronomy in the Ancient Americas, 2001
Gaspani, A. – Le Pietre degli Dei. Astronomia e antica architettura megalitica in Europa, 2014
Armstrong, J. – A Short History of Myth, 2005
Kramer, S.N. – History Begins at Sumer. Thirty-Nine Firsts in Recorded History, 1961