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Introduzione

La transizione tra la vita nomade e quella sedentaria avvenne per la prima volta attorno al X millennio a.C. laddove la natura poteva offrire risorse sufficienti a soddisfare i bisogni alimentari di un’intera comunità in ogni stagione dell’anno. L’uomo acquisì gradualmente la capacità di produrre in maniera autonoma il cibo necessario alla propria sussistenza addomesticando le piante e gli animali selvatici e col passare del tempo imparò a trasformare le materie prime e a farne scorta creando i primi sistemi economici basati sulla specializzazione del lavoro e sul baratto. Queste innovazioni modificarono radicalmente l’organizzazione sociale dei villaggi che nel corso dei secoli si strutturano diventando veri e propri agglomerati urbani caratterizzati da un’elevata stratificazione sociale. Le fasi cruciali di questo processo hanno avuto luogo all’interno della Mezzaluna Fertile, un termine coniato negli anni venti dall’archeologo statunitense James Henry Breasted per identificare un’ampia regione geografica che si estende a falce di Luna dal Mar Rosso al Golfo Persico toccando i limiti occidentali e settentrionali del deserto siriano. In Cisgiordania, nelle vallate occidentali dei Monti Zagros e nelle regioni elevate e umide ai confini settentrionali della Mesopotamia, sono stati individuati i principali punti di sviluppo e di diffusione della vita sedentaria, nonché i resti dei primi agglomerati urbani della storia. Un insieme di condizioni ambientali e climatiche uniche al mondo ha favorito l’introduzione di innovazioni fondamentali come l’agricoltura, l’allevamento e l’utilizzo della ceramica. Nella Mezzaluna Fertile crescevano spontaneamente i cereali e i legumi selvatici che si prestarono ad essere coltivati durante il neolitico: farro, frumento, orzo, ceci, piselli, lino e lenticchie. Oltre a ciò esistevano nella forma selvatica quattro delle più importanti specie animali da allevamento: mucche, capre, pecore e maiali.
Le numerose missioni archeologiche condotte in Medio Oriente, come quelle intraprese nel sito di Tell-el Sultan a Gerico, hanno permesso di determinare la sequenza cronologica delle innovazioni che hanno portato alla lenta ma costante trasformazione dei comportamenti umani che nel complesso viene definita “Rivoluzione neolitica”.

Principali siti archeologici della Mezzaluna Fertile datati tra il X e il VI millennio a.C.

Il sito di Tell-el Sultan vanta una lunghissima occupazione iniziata nel X millennio a.C. e per ciò è perfetto per documentare le fasi fondamentali della Rivoluzione neolitica. L’ausilio del sistema di datazione al carbonio 14 ha permesso di ricavare una cronologia completa delle innovazioni coinvolte in questo processo e di confrontarla con quelle ottenute in altri siti archeologici della Mezzaluna Fertile.

Cronologia delle principali innovazioni conseguite dagli abitanti di Gerico (Tell-el Sultan) parallelamente (seppur con piccole variazioni) ad altri insediamenti neolitici della Mezzaluna fertile:

Cultura natufiana

  • 10000 – 9500 a.C. – Mesolitico – Transizione tra la vita nomade e quella sedentaria.
  • 9500 – 8500 a.C. – Neolitico pre-ceramico A – Sviluppo di un villaggio stabile sostenuto da regime alimentare di caccia e raccolta.


Cultura dei cereali

  • 8500 – 7500 a.C. – Neolitico pre-ceramico B – Sviluppo della prima società agricola, urbanizzazione del villaggio, prime economie, primi fenomeni di culto rilevanti e primi episodi di domesticazione della pecora.
  • 7.500 – 6000 a.C. – Neolitico pre-ceramico B – Avvenuto addomesticamento degli animali e sviluppo di una nuova società agropastorale preceramica.
  • 5.500 a.C. – 4000 a.C. – Neolitico ceramico A- Introduzione della ceramica.

Transizione tra la vita nomade e quella sedentaria

Il fiume Giordano scorre verso sud all’interno dell’arida depressione tettonica che segna il confine tra Giordania e Cisgiordania, per poi sfociare all’interno del Mar Morto, il bacino endoreico più profondo al mondo. I cacciatori-raccoglitori del Paleolitico percorsero questi territori alla ricerca di cibo fin dai tempi più antichi, spostando periodicamente la posizione dei loro accampamenti stagionali per seguire gli animali selvatici e per approfittare dei frutti spontanei della natura nei luoghi e nei momenti più opportuni. Alla fine del Paleolitico superiore un nucleo di uomini che percorreva la valle del Giordano scoprì un territorio che presentava abbondanza di alberi da frutto e una presenza faunistica cospicua e continuativa. Una copiosa fonte d’acqua alimentava un microcosmo circoscritto e ricco di risorse che poteva sostenere i bisogni alimentari dell’uomo in ogni momento dell’anno, così una comunità nomade vi piantò radici costruendo accampamenti stabili. Col tempo le capanne diventarono vere e proprie abitazioni di fango e pietra e quando queste non furono più adatte ad ospitare una società che cresceva e si strutturava ne costruirono di nuove sulle macerie di quelle precedenti, innumerevoli volte, per migliaia di anni. La ripetuta sovrapposizione di insediamenti umani ha creato Tell-el Sultan, una collinetta artificiale composta da fango, pietra e limo, situata in prossimità della moderna città di Gerico in Cisgiordiania. Il continuo accumulo di materiali edili e la seguente erosione determinata dagli eventi atmosferici si sono ripetuti moltissime volte, offrendo ai ricercatori di oggi una situazione privilegiata che permette di determinare la sequenza cronologica delle attività umane.

Tell-el Sultan

Gli strati accumulati nel sito di Tell-el-Sultan si possono sfogliare come le pagine di un libro e documentano, dal basso verso l’alto, l’evoluzione tecnologica e sociale avvenuta all’alba della civiltà, dal paleolitico superiore ai tempi più recenti. Tell-el Sultan non è l’unico esempio di questo genere, il fenomeno dei tell (“collina” in arabo) ha interessato decine di centri abitati della Mezzaluna Fertile, consegnando all’archeologia moderna i resti di numerosi villaggi neolitici preceramici fioriti tra il X e VII millennio a.C..
La prima occupazione stabile del sito si Tell-el Sultan avvenne attorno al 10.000 a.C. ed era inizialmente sostenuta da un regime alimentare che non differiva da quello che veniva perseguito dalle comunità nomadi del paleolitico. Dagli scavi più profondi sono emersi i resti di primitive capanne e strumenti litici compatibili con uno stile di vita sedentario basato sulle attività di caccia e raccolta, perciò riconducibile alla cultura natufiana, una cultura diffusa lungo le coste orientali del Mar Mediterraneo tra il 10.500 e l’8.200 a.C.. La coltivazione delle piante, in particolare orzo e frumento, divenne un’attività primaria soltanto tra 8.500 e il 7.500 a.C., epoca in cui avvenne un cambiamento radicale dei comportamenti umani capace di generare una serie di conseguenze a catena che nel loro complesso vengono definite “Rivoluzione neolitica”, una denominazione di uso comune, ma spesso criticata in quanto incline a fraintendimenti. Secondo l’opinione dello storico francese Fernand Braudel, la rivoluzione neolitica fu una trasformazione che non può essere inquadrata come un evento che “nasce” in una certa data e in un certo luogo e a tal proposito scrisse:

La “rivoluzione neolitica”, come ogni altro fatto autenticamente preistorico, è una rivoluzione al rallentatore, che a rilento dà i suoi primi frutti, si stabilizza, si estende. Le sue fasi si misurano in millenni, non ancora in secoli. Infine, non la si dovrebbe immaginare come una ricetta miracolosa scoperta una volta per tutte in Asia Anteriore e diffusasi in seguito, a poco a poco, in tutto il mondo. Rimane l’ipotesi che questa ricetta, completa o no, sia stata inventata in diversi punti del globo, indipendenti l’uno dall’altro. Forse sono esistiti, come dedusse Emili Werth da varie graminacee selvatiche e specie animali, numerosi centri autonomi di invenzione e diffusione.

tratto da Memorie del Mediterraneo, Fernand Braudel, pag.59

L’archeologo Lorenzo Nigro, direttore delle missioni archeologiche di Tell-el Sultan finanziate dell’università La Sapienza di Roma, ha sottolineato l’aspetto più rilevante di questa rivoluzione:

“…e’ proprio a Gerico che ha luogo quella complessa trasformazione che è stata definita “la rivoluzione neolitica”, grazie alla quale l’uomo divenne capace di provvedere autonomamente alla produzione di cibo necessario alla propria sussistenza. Il raggiungimento di tale obbiettivo, perseguito per millenni, apre nuove prospettive alla comunità, che cresce e si struttura sempre di più.”

tratto da Ritorno a Gerico, scavare tra archeologia e leggenda, articolo di Lorenzo Nigro pubblicato su Archeo, attualità del passato, pag.27

 

Domesticazione delle piante

mortaio di pietra nelitico

Per anni si è creduto erroneamente che l’adattamento ad uno stile di vita sedentario fosse avvenuto parallelamente all’introduzione delle prime attività agricole, le indagini archeologiche hanno invece dimostrato che l’agricoltura venne scoperta e perfezionata gradualmente molti secoli dopo lo sviluppo dei primi insediamenti stabili.
L’iniziale condizione di prosperità ottenuta dalle società natufiane in aree isolate ricche di risorse venne presto minacciata dal continuo aumento demografico, che nelle are limitrofe agli insediamenti stabili produsse una costante riduzione delle risorse alimentari inversamente proporzionale all’aumento della popolazione. I fattori che hanno favorito l’introduzione delle attività agricole a scapito di quelle di caccia e raccolta non sono chiari; sta di fatto che le società stanziali scoprirono, forse per caso, che alcuni terreni permettevano lo sviluppo delle piante, indipendentemente dal fatto che il seme fosse stato piantato dall’uomo o dalla natura. Nell’arco di molto tempo vennero selezionate le piante migliori, ottenendo controparti domestiche superiori per qualità e rendimento alle forme selvatiche. La selezione delle piante più adatte ad essere coltivate avvenne probabilmente in maniera inconsapevole raccogliendo gli esemplari che producevano i semi più grandi e le spighe di cereali intere. Le mutazioni delle piante selvatiche verso la forma domestica fu invece favorita dal fatto che le piante selezionate e gli esemplari mutati furono protetti attraverso le pratiche di coltivazione che ne annullavano gli svantaggi evolutivi e riproduttivi.
L’incremento demografico rappresentava una seria minaccia per quelle comunità sostenute da un regime alimentare basato esclusivamente sulla caccia e sulla raccolta dei frutti della natura, indipendentemente dal fatto che fossero nomadi o stanziali. Al contrario, l’incremento della popolazione divenne il punto di forza delle società agricole emergenti, dato che queste potevano impiegare la crescente forza lavoro nelle cicliche attività di semina e raccolta, producendo un costante surplus alimentare che veniva immagazzinato. Il surplus alimentare fu alla base della specializzazione del lavoro, dato che poteva sostenere anche coloro che non erano impiegati nella produzione di risorse alimentari, così gli abitati si strutturarono ulteriormente e fiorirono numerose attività artigianali. E’ in questa fase che l’industria litica abbandonò la tecnica mesolitica dei microliti. In Siria, nei siti archeologici di Tell Aswad e Mureybet, sono emerse le tracce di una precoce società agricola datata tra il 9.500 e il 8.700 a.C. che anticipa di alcuni secoli quella di Tell-el Sultan (8.500-7.500 a.C.).
L’introduzione delle prime attività agricole produsse una rapida trasformazione dei villaggi neolitici che si strutturarono con belle case rotonde di mattoni crudi su fondamenta di pietra, spazi dedicati alle tecniche speciali, silos per lo stoccaggio dei prodotti e cisterne. Parallelamente allo sviluppo urbano iniziarono a circolare una grande quantità di prodotti: compare il sale, lo zolfo e il bitume del Mar Morto, la nefrite e altre rocce vulcaniche dell’Anatolia, i turchesi del Sinai e le conchiglie del Mar Rosso. Questi indizi dimostrano che accanto allo sviluppo della “cultura dei cereali” si ebbe anche una “rivoluzione della circolazione” e lo sviluppo di vere e proprie attività commerciali.

Sviluppo della cultura materiale e del pensiero metafisico.

Con la sedentarietà avvenne uno sviluppo esponenziale della cultura materiale. Il controllo esercitato sulla proprietà permise di possedere di un maggior numero di beni personali, incoraggiando la produzione e l’accumulo di oggetti in grado di riflettere nella forma e nel significato i gusti e le concezioni dell’uomo. La primitiva esigenza di spostarsi continuamente soffocò la vena artistica dell’uomo per migliaia di anni, limitando la produzione manifatturiera allo stretto necessario. Sebbene esistessero concezioni religiose paleolitiche, raramente si traducevano in una produzione artistica per problemi d’ingombro dal momento che era sconveniente impiegare risorse, in termini di tempo e fatica, nella produzione di oggetti che prima o tardi si sarebbero dovuti abbandonare. Un cacciatore-raccoglitore del paleolitico era costretto a percorrere enormi distanze per sopperire al proprio bisogno alimentare, perciò poteva trasportare soltanto pochi oggetti personali, perlopiù armi e utensili da impiegare durante le attività necessarie alla sopravvivenza. Le “veneri paleolitiche” rappresentano pertanto una straordinaria eccezione a questa condizione e dimostrano quanto il pensiero magico-religioso (o propiziatorio) fosse radicato e diffuso fin dai tempi più antichi tra le società nomadi del paleolitico. Nello specifico si tratta di statuette di piccole dimensioni ottenute lavorando la pietra o le ossa animali, che raffigurano il corpo femminile accentuando il dimorfismo sessuale. Scoperte recenti, come nel caso della venere di Tan-Tan, sembrano poter collocare l’orizzonte cronologico di questo fenomeno ad un’epoca compresa tra i 500.000 e 300.000 anni fa, dunque ad un tempo antecedente a quello che vide la comparsa dell’Homo Sapiens in Africa centro-meridionale.
Il conseguimento di un regime di vita sedentario favorì lo sviluppo di un pensiero filosofico e scientifico più profondo, orientato a soddisfare l’umano desiderio di comprendere il perché delle cose. Tuttavia, l’incapacità di concepire i principi scientifici che stanno alla base dei processi naturali, spinse il pensiero umano oltre i limiti contingenti dell’esperienza sensibile dando forma alle prime narrazioni metafisiche complesse e alla prime cosmogonie. La necessità di centralizzare queste credenze e di conservale, fece sorgere all’interno dei villaggi i primi monumenti di pietra. Nel sito di Tell-el Sultan, il livello più antico in cui si pensa di riconoscere i resti di un santuario è stato datato con il metodo del carbonio 14 al 9.500 a.C.. Alle origini della sedentarizzazione, e ben prima che gli animali e le piante fossero addomesticati, comparvero nei villaggi ampi spazi dedicati alle attività rituali e statuette connesse ai culti praticati, ma esiste un eccezione a questa regola troppo importante per non essere citata.

Santuario di Gobekli tepe

Gobekli Tepe è un sito archeologico ubicato nell’odierna Turchia a circa 20 chilometri dalla città di Şanlıurfa, non distante da confine siriano. Gli scavi del sito sono iniziati nel 1995 e hanno portato alla luce i resti di un monumentale santuario di pietra, le cui parti più antiche sono state datate al 9.500 a.C.. La sua erezione dovette obbligatoriamente interessare centinaia di persone ma nelle aree limitrofe non è stata trovata traccia di agglomerati urbani, soltanto resti materiali riconducibili ad un’occupazione stabile non urbanizzata, il che fa supporre che una società di cacciatori raccoglitori stanziale, ma segmentata, si adoperò per realizzare santuari circolari con muri di pietra a secco e per erigere imponenti pilastri che potessero accentrare le concezioni religiose di una società ampia. Anni di ricerche archeologiche in Medio Oriente portarono alla ferma convinzione che i luoghi di culto comparvero in seguito allo sviluppo dei primi agglomerati urbani, mentre la scoperta di Goblekli Tepe ha cambiato le carte in tavola mostrandoci il prodotto di un convincimento spituale profondo e radicato che precede lo sviluppo dei primi centri urbani basati sulla specializzazione del lavoro e sulla stratificazione sociale.
Indubbiamente l’acquisizione di una dimora fissa e lo sviluppo di insediamenti urbani coesi ha rafforzato il legame dell’uomo con le sue divinità dando vita ad un fenomeno, che l’archeologo britannico Colin Renfrew, citando le osservazioni di illustri colleghi, ha definito “materializzazione delle figure metafisiche”:

“il culto degli dèi indusse la gente a raccogliersi in gruppi sociali più ampi per compiere i rituali religiosi. Possiamo anche aggiungere che, per rivelarsi veramente efficaci, queste divinità, per essere davvero tali, dovevano assumere una qualche forma materiale affinché la loro presenza concreta potesse facilitare i rituali e, al contempo, agire da fulcro delle pratiche religiose. Elizabeth Marrais e i suoi colleghi parlano di un processo di <<materializzazione>>, attraverso cui, secondo quanto sostengono, i simboli assumono una forma materiale e intensificano la loro influenza. La lunga vita delle credenze religiose è agevolata dal loro permanente incarnarsi in forme materiali.

tratto da Preistoria, L’alba della mente umana, di Colin Renfrew, pag.155

La convivenza sociale andava ben oltre al semplice risiedere in abitazioni adiacenti e implicava la condivisione di pratiche rituali. Le tracce più significative si possono trovare nelle sepolture dato che la maniera di trattare i corpi dei defunti all’interno di un coeso nucleo sociale tende sempre a seguire concezioni e pratiche rituali comuni.
Elencarle tutte sarebbe inopportuno dunque mi limiterò a citare i resti di 491 individui di giovane età e i crani rivestiti di stucco ritrovati all’interno dell’abitato preceramico di Gerico, in parte perché ho scelto di ripercorrere le fasi della rivoluzione neolitica attraverso la descrizione di questo sito archeologico e in parte per il fatto che questi rinvenimenti dimostrano quanto potesse essere variegato il pensiero magico-religioso e il rapporto con la morte sviluppato da queste prime società neolitiche. L’età media dei defunti, decisamente troppo bassa per poter rappresentare lo schema della mortalità della popolazione di Gerico, e l’insolita manipolazione dei crani, suggeriscono l’idea che l’area del ritrovamento fosse un luogo di sepoltura privilegiato. In merito a questi eccezionali ritrovamenti l’archeologo Klaus Schmidt ha scritto:

“Senza perdersi in illazioni, ci si può chiedere ancora se nel caso dei defunti seppelliti a Gerico non ci troviamo di fronte addirittura a sacrifici umani, mentre i “normali” morti trovavano altrove il loro estremo riposo. Quanto bizzarro potesse essere il rapporto con la morte, che alla fine può essere interpretato solamente in quadro di tipo culturale, è ben esemplificato dai più spettacolari reperti di Gerico, e cioè dai crani rivestiti di stucco. Ad una parte dei crani deposti isolatamente rispetto al resto del corpo era stata infatti restituita la “carne”. Il volto veniva rimodellato per mezzo di argilla o gesso e conchiglie sostituivano spesso gli occhi. Sulle guance e sulla fronte si trovavano non di rado pitture. E’ oggetto di discussione se gli uomini di allora si siano affaticati nel tentativo di riprodurre realisticamente il volto del defunto, se abbiano ciò provato a rimodellare a mo’ di ritratto la fisionomia, o se tendessero solamente alla rappresentazione di un tipo ideale. Questo modo di trattare i crani non è attestato nello strato neolitico Pre-ceramico più antico, rimanendo circoscritto, almeno per quanto ne sappiamo ora, allo strato più recente. Crani rivestiti di stucco non si trovano comunque solo a Gerico, ma anche in un altro sito (Ain Ghezal).

tratto da Costruirono i primi templi 7000 anni primi delle piramidi, di Klaus Schmidt pag.44

Sviluppo edile

Un’altra conseguenza rilevante della Rivoluzione neolitica è rappresentata dallo sviluppo di massicce costruzioni di pietra e fango secco. Gli scavi di Tell-el Sultan hanno portato alla luce i resti di una fortificazione dell’VIII millennio a.C., che oltre ad essere indice di una considerevole organizzazione sociale, testimonia la precoce necessità di difendere la proprietà, gli oggetti personali e le risorse alimenta conseguite. All’interno delle mura di Gerico fiorì una comunità neolitica molto organizza, capace di dar vita ad una complessa società agricola caratterizzata da un’elevata divisione interna del lavoro. Ciò nonostante Il villaggio neolitico venne abbandonato attorno al 7.500 a.C. per motivi sconosciuti, per poi essere ripopolato pochi secoli più tardi quando un nuovo nucleo di edifici urbani venne costruito sulla superficie erosa, costituita dai materiali edili “disciolti” della fase precedente. Le case acquisirono una forma rettangolare e furono realizzate alzando muri di mattoni crudi su fondamenta di pietra

Domesticazione degli animali

Le analisi sui resti faunistici recuperati a Tell-el Sultan permettono di datare i primi tentativi di rendere in cattività la pecora i tra 8.500 e 7.500 a.C., ma per documentare la completa domesticazione dei caprovini, bisogna risalire ad uno strato superiore compreso tra il 7.500 a.C. e il 6.000 a.C.. L’esperienza maturata dall’aver ridotto in cattività pecore e capre incoraggiò poi la domesticazione dell’uro, un grande bovino estinto diffuso in Medio Oriente e in Europa.
Determinate caratteristiche fisiche e comportamentali fanno sì che ovini e bovini possano essere addomesticati più facilmente rispetto a molte altre specie animali. Questi mammiferi hanno un’indole relativamente docile e non fuggono difronte ai minimi segnali di pericolo, inoltre sviluppano facilmente un sentimento di confidenza nei confronti dell’uomo. Questi animali preferiscono vivere in branco e non seguono rituali di accoppiamento complessi. L’allevamento di bovini e ovini si presta inoltre ai ritmi di vita dell’uomo dato che hanno una gestazione abbastanza veloce e i piccoli raggiungono rapidamente la taglia degli esemplari adulti. La domesticazione non è un fatto scontato, può avvenire con successo soltanto con un numero ristretto di specie animali e nella Mezzaluna Fertile convivevano quelli più adattabili a questo processo. La domesticazione non fu semplice perché lo choc della cattività è normalmente causa di malattie degenerative e d’infertilità, perciò il processo deve essere avvenuto obbligatoriamente per gradi, incrociando gli animali già addomesticati con i corrispettivi selvatici fino al conseguimento di una popolazione pienamente domestica.  Altre specie erbivore come i daini e cervi che popolavano in gran numero l’Europa centrale non si prestarono mai ad essere addomesticati a causa dei loro complessi rituali di accoppiamento.
L’utilizzo degli erbivori come fonte alimentare si dimostrò molto vantaggiosa perché la dieta di questi mammiferi non entrava in competizione con quella dell’uomo e l’apporto energetico fornito delle carni è superiore a quella che si può ricavare dagli animali carnivori in virtù del fatto che i principi nutritivi si riducono di circa un decimo per ogni passaggio di livello trofico.

E’ durante la rivoluzione neolitica che sono state gettate le fondamenta della civiltà.

fonti:
Memorie del Mediterraneo, Fernand Braudel
Ritorno a Gerico, scavare tra archeologia e leggenda, articolo di Lorenzo Nigro pubblicato su Archeo, attualità del passato
Memorie del Mediterraneo, Fernand Braudel
Memorie del Mediterraneo, Fernand Braudel
Costruirono i primi templi 7000 anni primi delle piramidi, Klaus Schmidt
Preistoria, L’alba della mente umana. Colin Renfrew
La domesticazione degli animali. Franco Malossi

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Divulgatore storico esperto in archeoastronomia.