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I convincimenti spirituali connessi al tema della fertilità e della rigenerazione, dell’uomo e dell’ambiente naturale, furono rappresentati in forma materiale riproducendo il corpo formoso della donna fin dal Paleolitico. Gli artisti del passato produssero un campionario di immagini di culto estremamente variegato, caratterizzato da rappresentazioni più o meno astratte delle forme femminili, dei sui attribuiti sessuali, della gravidanza e della maternità. Da ciò emerge un culto estremamente diffuso e longevo, quello di una Dea fertile, gravida o materna, che ha interessato moltissime comunità di uomini fino ai tempi più recenti della storia. Un esempio molto significato proviene dagli scavi archeologici condotti nell’arcipelago di Malta, dove sono state recuperate alcune tra le più belle rappresentazioni della fertilità mai rinvenute.
Malta, Gozo e Comino sono piccole isole di roccia calcarea situate nel cuore del Mar Mediterraneo, approssimativamente  90 km a sud della Sicilia e 300 km a nord dell’Africa. Su questo piccolo arcipelago si sviluppò a partire dal 5300 a.C. una società neolitica autonoma basata essenzialmente sull’agricoltura e sulla pesca. Le caratteristiche peculiari di questa società insulare rimasero pressoché invariate fino al 3500 a.C. quando ebbe inizio una fase di edificazione megalitica incomparabile che terminò mille anni più tardi. L’arcipelago di Malta, malgrado la modesta estensione della sua superficie, appena 316 km quadrati, vanta una concentrazione di rovine megalitiche davvero impressionate; sono ben 33 gli edifici di culto inventariati e a questi bisognerebbe aggiungerne altrettanti che non sono sopravvissuti fino a giorni nostri. Gli oggetti di culto recuperati e le caratteristiche simboliche dei complessi monumentali hanno riportato al presenti i principi di una credenza molto radicata, incentrata sul concetto della fertilità e della rigenerazione. Una potente sintesi di questi principi, che convogliarono un entusiasmo religioso eccezionale, la si trova nella statuetta della “donna dormiente” ritrovata all’interno dell’ipogeo di Ħal-Saflieni, nell’enorme statua di donna recuperata nel tempio di Tarxiem o in tanti altri esempi simili, ma anche nella forma stessa degli edifici di culto edificati da questa civiltà.

“Dea dormiente” dell’isola di Malta. fonte immagine

Il manufatto più significativo appartenuto all’antica società maltese è senza dubbio la “Dea dormiente” recuperata all’interno dell’ipogeo di Ħal-Saflieni, un santuario sotterraneo con funzioni funerarie scavato nella roccia durante l’epoca della civiltà dei templi (3600-2500 a.C.). La statuetta, le cui dimensioni possono essere contenute nel palmo di una mano, rappresenta una donna distesa sul fianco destro, con avambracci, gambe e fianchi molto abbondati. La figura indossa una gonna ricamata mentre è nuda dalla vita in su. Le figure di donna ritrovate nei luoghi di sepoltura non differisco nell’aspetto da quelle che sono state recuperate in superficie, tra le rovine dei templi megalitici; ciò suggerisce pertanto che la Dea rappresentata non era soltanto la Signora della fertilità e della vita e che i suoi poteri si estendevano anche al mondo dei morti. La Dea dormiente dell’ipogeo Ħal-Saflieni riposa serenamente, nella stessa posizione in cui venivano riposti i corpi di defunti, pertanto possiamo ipotizzare che la sua collocazione all’interno di un luogo di sepoltura abbia voluto rappresentare il riposo eterno del corpo materiale e che gli artefici di questa composizione funeraria ritennero che i potenti simboli di fertilità e rinascita racchiusi nel corpo della Dea avrebbero potuto propiziare la rinascita del defunto nel mondo ultraterreno. Alcune pareti dell’ipogeo Ħal-Saflieni furono inoltre dipinte con l’ocra rossa, creando motivi spiraliformi simbolicamente connessi ai poteri rigenerativi della Dea.
Un’espressione simbolica dei convincimenti religiosi che spinsero alla costruzione di imponenti strutture megalitiche la si riscontra anche nell’architettura stessa delle opere monumentali. La particolare forma polilobata degli ambienti di culto sembrerebbe essere stata adottata per riprodurre l’immagine del pingue corpo della Dea Madre, inoltre l’orientamento astronomico dei templi, indirizzato prevalentemente verso i punti in cui sorge il Sole all’alba degli equinozi e dei solstizio, è un’ulteriore dimostrazione della valenza rigenerativa del simbolismo adottato.

fonte immagine di copertina: https://viaggimalta.it/ipogeo-hal-saflieni/

 

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Divulgatore storico esperto in archeoastronomia.