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fig.1. Entrata del santuario di Qenqo.

Nella periferia di Cuzco, mezzo chilometro ad est della fortezza di Sacsayhuaman, si trova Qenqo, un antico santuario sviluppato all’interno di una formazione rocciosa che gli Inca consideravano un prolungamento delle viscere della Terra. Ho avuto modo di visitare questo sito archeologico e ne sono rimasto molto colpito e affascinato. La conformazione di queste rocce crea un percorso naturale che se seguito conduce fino ad una camera naturale, all’interno della quale fu scolpito un altare per le funzioni religiose (fig.2). Per raggiungere la camera è necessario camminare per alcune decine di metri lungo uno stretto corridoio formato da due pareti rocciose (fig.1). Il transito isola l’individuo dal mondo esterno, favorendo l’esercizio spirituale dell’incontro con la propria individualità. Questo percorso obbligato conduce fino al ventre della Pachamama, che in lingua quechua significa Madre terra. Si tratta di una divinità venerata dagli Inca e da altri antichi popoli andini. Pachamama è la dea della terra e della fertilità e tutt’oggi viene venerata dagli abitanti delle regioni andine parallelamente alle credenze cristiane, e in suo onore, nei centri più isolati, vengono ancora effettuati sacrifici animali propiziatori. I reperti archeologici hanno dimostrato che sull’altare del santuario venivano praticate cerimonie di mummificazione dei defunti e sacrificati camelidi andini.

fig.2.Altare di Queqo
fig.3.Oracolo di Qenqo.

Sulla sommità dell’affioramento roccioso furono scolpite molte forme simboliche ed elementi connessi con gli eventi astronomici. Il più significativo è sicuramente un canale a zig zag che termina in un catino circolare (fig.3). Gli Inca consideravano questa forma un importante oracolo, al quale si rivolgevano per ottenere previsioni. Questo oracolo veniva e viene tutt’oggi consacrato dalla luce del Sole all’alba del solstizio d’inverno (21 giugno, nell’emisfero australe le stagioni sono invertite). Nella forma a zig zag che compone il corpo dell’oracolo venivano fatti scorrere dei liquidi, e a seconda del loro scorrere nel tortuoso percorso presagivano eventi favorevoli o avversi nel futuro di chi lo consultava.
Un  indicatore astronomico degno di nota è costituito dagli “occhi del puma”. All’alba del solstizio invernale due sculture circolari vengono illuminati dal Sole nascente, mentre la conformazione delle rocce proiettano ombre sul terreno circostante, configurando l’immagine di un puma, uno dei tre animali sacri che della tradizione andina, insieme al condor e al serpente (fig.4).

fig.4.Immagine del Puma all’alba del Solstizio d’inverno.
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Divulgatore storico esperto in archeoastronomia.