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Nel deserto peruviano di Nazca, su un’arida superficie che si estende per più di 500 chilometri quadrati, si trovano enigmatici geoglifi. Si ritiene che siano il risultato delle attività religiose svolte della cultura Nazca, una cultura preincaica esistita tra il I secolo a.C. e il VII d.C nell’odierna regione peruviana di Ica. Nel complesso si possono contare 13.000 linee, centinai di figure geometriche tra le quali decine di spirali e circa 800 figure animali e vegetali. Le linee di Nazca sono in realtà geoglifi negativi, ovvero disegni creati sul terreno rimuovendo le pietre sedimentarie dalla superficie del deserto, in maniera da ottenere un contrasto cromatico con il chiaro pietrisco sottostante. Il deserto di Nacza non è ventoso e le precipitazioni sono pressoché assenti, condizione che ha favorito il mantenimento delle linee fino all’epoca moderna.

Linee, piste e disegni

I geoglifi di Nazca si possono classificare in tre categorie:

  • Disegni. Riproducono forme geometriche, zoomorfe e fitomorfe.
  • Linee rette e strette. In molti casi lunghe anche diversi chilometri.
  • “Piste”. Così chiamate perché la loro forma ampia e geometrica ricorda le piste d’atterraggio dei moderni aereoporti (caratteristica che ha portato alcuni a formulare fantasiose ipotesi).
Classificazione delle Liinee di Nazca
fig.1. Classificazione delle Linee di Nazca

Ciò che rende eccezionale quest’opera è l’estensione, tuttavia gran parte dell’attenzione del pubblico è concentrata su una dozzina di disegni che nel loro complesso rappresentano soltanto una minima parte dei geoglifi di Nazca. A scopo divulgativo ho realizzato un’animazione grafica per mostrare le reali proporzioni di questo enorme progetto. (Fonte immagini: Google Earth.)

Dal momento che le Linee di Nazca possono essere classificate in tre diverse categorie, è logico ipotizzare che a ciascuna di esse venisse assegnato un significato e una funzione differente. Si presume che alcune di queste servissero ad indicare in maniera pratica e simbolica la direzione dei luoghi sacri e che fossero pertanto percorse da cortei di oranti durante le attività divinatorie. Alcune linee, ad esempio, scendono dalle montagne e sono chiaramente indirizzate verso i Puquios, antichi acquedotti di origine Nazca situati al centro della valle (fig.2). Una leggenda Aymara, un’altra popolazione precolombiana della costa meridionale del Perù, racconta che il dio dell’acqua poteva volare dalle montagne alla costa e portare con sé le acque necessarie al benessere dell’uomo. Malgrado non ci è dato sapere quali fossero le esatte credenze del popolo Nazca questa leggenda può aiutarci a comprendere il contesto da cui traeva origine il pensiero mistico degli antichi abitanti del Perù. Possiamo perciò avanzare l’ipotesi che alcune linee servissero a propiziare la discesa dell’acqua delle montagne, così come altre potevano servire per attirare altro genere di benevolenze ingraziando gli spiriti sovrannaturali responsabili degli eventi naturali.

fig.2. Posizione dei Puquios rispetto alla linea Nazca.

Il concetto di “direzione sacra” era diffusa nel mondo andino, e venne assorbito anche dagli inca, gli ultimi depositari di una cultura millenaria. Grazie ai resoconti dei cronisti spagnoli sappiamo che quest’ultimi individuarono dei punti salienti all’interno del paesaggio sacro, e che li utilizzarono per organizzare lo spazio e il tempo. All’interno del libro “L’impero inca” di Michael E. Mosely ho trovato una descrizione di questa concezione relativa all’epoca inca:

Il Coricancha era il prestigioso centro, il fulcro di una organizzazione radiale straordinaria. Forse l’esempio più calzante per spiegarlo, ci rimanda alla meridiana, per quanto l’immagine risulti molto riduttiva. Il tempio va infatti pensato come il cuore di una immensa meridiana cosmica per l’osservazione e lo studio dei fenomeni celesti e della loro correlazione con quelli terreni. Dipartendosi a raggiera, dal Coricancha fuoriescono 41 linee immaginarie, dette ceques, indirizzate verso l’orizzonte lontano e oltre. Lungo queste traiettorie erano disseminate 328 huacas, colonne e altri oggetti e monumenti di riferimento, distribuiti secondo criteri gerarchici di importanza e significatività. Gli archeoastronomi osservano che le 328 stazioni rappresentano i giorni nei 12 mesi lunari siderali. Considerata la sempre incombente minaccia di siccità e la rilevanza vitale dell’irrigazione, non pare affatto fortuito osservare che almeno un terzo dei punti ceques toccava le più importanti sorgenti d’acqua della regione.

Tratto da “L’impero inca” di Michael E. Mosely, Newton & Compton editori, pag.91.

Osservando una mappa delle linee Nazca (fig.3), si possono identificare alcuni punti da cui dipartono a raggiera numerose linee, in maniera simile a quella descritta da Michael E. Mosely in merito all’organizzazione radiale Inca. Chiaramente questi elementi non sono sufficienti per risolvere l’enigma delle Linee Nazca, ritengo comunque che siano utili al fine di migliorare la comprensione del loro reale significato.

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fig.3. Mappa dei geoglifi presenti nell’area settentrionale del deserto di Nazca. fonte immagine.

Nel 1940 l’americano Paul Kosok, uno storico della Long Island University di Brooklyn, indagò l’apparente rapporto riscontrato tra gli antichi sistemi d’irrigazione e le linee, ma concluse che soltanto una piccola parte di quest’ultime potevano avere una relazione con essi. Le sue ricerche lo portarono a pensare che il deserto di Nazca fosse un intricato calendario astronomico destinato a svolgere funzioni divinatorie, e con l’aiuto della matematica tedesca Maria Reiche, mappò e catalogò le Linee, convincendosi maggiormente che esistesse una relazione con gli eventi astronomici. Le teorie di Maria Reiche sono state pubblicate nel libro “Mistery on the Desert” (1949, ristampa 1968), che all’interno degli ambienti accademici ha raccolto impressioni contrastanti. Con i profitti del libro Maria Reiche assunse assistenti per il suo lavoro e creò un’associazione per il mantenimento del deserto di Nazca e dei suoi beni archeologici. La Reiche spese molto tempo e denaro per educare i funzionari e il pubblico circa le linee, convinse il governo a limitare l’accesso alla zona e fece costruire una torre sul bordo della strada che attraversa il deserto, in modo che i visitatori potessero avere una piccola panoramica delle linee senza danneggiarle.

L’indagine ravvicinata delle “piste” mostra un’apparente correlazione con i cimiteri Nazca (fig4). In questi punti sono state disseppellite decine di mummie e le buche sono ancora visibili nel terreno. Questa relazione potrebbe far supporre che le “piste” fossero in qualche modo collegate al culto del morti. Scoprire un eventuale orientamento astronomico invece non è semplice perché non sappiamo quali fossero le stelle o costellazioni stagionali più significative dell’universo Nazca.
In molte occasioni mi è capitato di leggere commenti che enfatizzano l’idea che le linee di Nazca siano visibili soltanto dal cielo e che a tale scopo siano state realizzate. In realtà non è assolutamente vero, le line sono riconoscibili anche da terra e per avere una visione panoramica basterebbe salire sui numerosi promontori dell’altopiano.

fig.4. Una delle tante sepolture nazca in prossimità della “pista”.

fonti:
L’impero inca di Michael E. Mosely, Newton & Compton editori
https://it.wikipedia.org/wiki/Linee_di_Nazca

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Divulgatore storico esperto in archeoastronomia.