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Tavola V dell’Epopea di Gilgamesh. Sulaymaniyah Museum, Iraq.  fonte immagine

Gilgamesh è una figura mitica della tradizione mesopotamica che nel vasto campionario di reperti scritti si presenta su tre piani documentali ben distinti:

  1. come eroe protagonista di alcune epiche mesopotamiche, composte sia in lingua sumerica che in lingua accadica.
  2. come divinità delle religioni mesopotamiche in diversi inni religiosi e iscrizioni, scritti sia in lingua sumerica che in lingua accadica.
  3. come leggendario sovrano della città di Uruk nella Lista reale sumerica.

1.Gilgamesh, eroe epico
L’Epopea di Gilgamesh è un poema babilonese di ambientazione sumera che raccoglie tutti quegli scritti che hanno come oggetto le vicende del leggendario re di Uruk. La versione più completa di quest’opera venne redatta in lingua accadica su dodici tavolette d’argilla attorno al 1200. a.C., rielaborando in un’unica narrazione i racconti mitologici della letteratura sumera incentrati sulle imprese di Gigamesh, brevi storie slegate tra loro risalenti alla III dinastia di Ur (2112-2004 a.C.).

Singoli racconti sumeri incentrati sulle gesta dell’eroe Gilgamesh:

  • Gilgamesh e Huwawa
  • Gilgamesh e il Toro Celeste
  • Enkidu agli inferi (Gilgamesh e l’aldilà)
  • La morte di Gilgamesh
  • Gilgamesh e Agga (escluso dall’Epopea babilonese)

2.Gilgamesh, divinità della mitologia Mesopotamica
La letteratura mitologica attribuisce a Gilgamesh un rango semi-divino o totalmente divino a seconda delle fonti esaminate in quanto figlio della dea Ninsun e di re Lugalbanda, un mitico sovrano di Uruk divenuto dio. La più antica attestazione del dio Gigamesh compare nella Lista degli dèi rinvenuta a Fāra, un’elencazione delle divinità sumere risalente al 2600/2450 a.C.. Gilgamesh è menzionato in numerose invocazioni religiose e il suo nome è preceduto sempre dal segno cuneiforme  AN (cuneiforme).JPG (dingir) che gli attesta inequivocabilmente uno status divino.
Nell’inno di lamentazione per la morte del re Ur-Nammu, primo sovrano della III dinastia di Ur, viene indicato come divinità infera, peculiarità che viene consolidata durante l’epoca assiro-babilonese con il ruolo di giudice vicario di Shamash nel regno dei morti.

3.Gigamesh, leggendario re di Uruk
Il nome di Gilgamesh compare anche nella Lista reale sumerica, un’elencazione che registra i nomi di coloro che detennero il potere ufficiale nelle antiche città sumere e la durata dei rispettivi regni. La lista, però, antepone alle comprovate dinastie storiche l’elenco dei sovrani leggendari che secondo la tradizione regnarono prima dell’epoca dinastica (o del diluvio), e la lunghissima durata dei loro mitici regni. Enmebaragesi di Kish e il figlio Agga (ca. 2700 a.C.) sono i primi nomi sulla lista a trovare un effettivo riscontro archeologico e a poter essere considerati indubbiamente esistiti. Mano a mano che si scorre la lista in ordine cronologico il numero dei re inequivocabilmente esistiti aumenta, mentre i nomi dei governatori predinastici e la maggior parte di quelli che regnarono durante la prima fase dinastica non sono stati rintracciati nel vasto campionario di reperti archeologici catalogati in Mesopotamia. Gilgamesh compare nella lista come quinto re della dinastia di Uruk, ad oggi però non sono stati trovati manufatti o documenti che possano dimostrare la sua passata esistenza.

Lista reale sumerica (1800 a.C.). Ashmolean museum. La lista venne compilata probabilmente al tempo della III dinastia di Ur. (fine del terzo millennio a.C.). fonte immagine

Enmebaragesi è il ventiduesimo governante della dinastia di Kish, mentre dei ventino che lo precedono nella lista non esistono testimonianze archeologiche. Questo non significa che non siano esistiti realmente ma piuttosto che non sono stati trovati reperti archeologici riconducibili ai loro nomi e il motivo di ciò è abbastanza facile da comprendere. Così come la Lista reale sumerica, anche la storia è divisa in due parti: l’epoca storica e l’epoca mitica, e la linea di divisione si può collocare approssimativamente attorno al III millennio a.C., periodo in cui vennero perfezionati i primi sistemi di scrittura complessi. La storia inizia con l’invenzione della scrittura. Tutti gli eventi accaduti prima di questa innovazione si confondo inevitabilmente con il mito siccome mancava uno strumento che potesse conservare le informazioni inalterate nel tempo e con esse anche i nomi di coloro che detennero il potere nei diversi centri abitati che fiorirono in tutto il vicino oriente al termine della rivoluzione neolitica e durante tutta la prima fase di urbanizzazione.  L’evoluzione della scrittura cuneiforme avvenne nel corso del III millennio a.C., prima di allora il sapere veniva tramandato oralmente attraverso il mito che svolgeva una funzione formativa contribuendo al mantenimento dell’identità culturale di un popolo.
Pensando a Gilgamesh e a tutti gli altri re sulla lista la cui esistenza non è stata dimostrata da reperti archeologici, non possiamo essere certi del fatto che questi siano soltanto personaggi mitologici, in quanto è possibile che questi nomi tramandati attraverso il mito, conservino il ricordo di coloro che governarono i centri urbani che si svilupparono in Mesopotamia tra il IV e III millennio a.C..

 

Un contesto storico reale

Nonostante la mancanza di testimonianze archeologiche che possano collegare il nome di Gilgamesh ad un personaggio storico reale esistono buone ragioni per ipotizzare che il suo mito sia stato elaborato per divinizzare un re/governatore che regnò sulla città di Uruk nella prima metà del III millennio a.C..
Le vicende che compongono l’Epopea di Gilgamesh sono costellate da situazioni irreali e pertanto l’immagine di questo personaggio ha assunto un aspetto fortemente mitologico, al contrario il racconto “Gilgamesh e Agga” sembrerebbe essere inserito all’interno di contesto reale. In questo caso i tratti mitologici sono quasi completamente abbandonati, lasciando spazio ad una narrazione che sembra descrivere un evento storico ben preciso.
“Gilgamesh e Agga”, (nome completo “Gli inviati di Agga, figlio di Enmebaragesi”) è un antico testo babilonese di ambientazione sumera composto da 115 righe ritrovato tra i resti della Biblioteca di Nippur. Il testo parla dei conflitti intercorsi tra la città di Uruk, governata da Gilgamesh e la città di Kish, governata da Agga (figlio di Enmebaragesi). Come anticipato in precedenza tra i re della dinastia di Kish compare anche Enmebaragesi e il figlio Agga, elencati in ordine cronologico insieme alla durata dei loro regni, rispettivamente 900 anni e 625 anni. Enmebaragesi e Agga, a dispetto degli improbabili 900 e 625 anni di sovranità, sono i primi re sulla lista la cui esistenza storica è stata dimostrata da effettivi ritrovamenti archeologici, di conseguenza non è poi così assurdo pensare che gli eventi descritti nel mito “Gilgamesh e Agga” siano stati ispirati da un contesto reale. A tal proposito va ricordato che la Lista reale sumerica promuove una successione di potere da una città all’altra che non rispecchia la realtà. La storia è più complessa, dunque Agga della dinastia di Kish, così come tutti gli altri governatori elencati, dovette dedicarsi a delicati rapporti diplomatici con le città vicine che certamente non erano ben disposte alla sottomissione. Mentre Agga deteneva il potere a Kish, un altro governatore doveva fare lo stesso ad Uruk.

Mito di ambientazione sumera “Gilgamesh e Agga”. Periodo antico-babilonese, 2000-1500 aC. Museo Sulaimaniya, Iraq. fonte immagine

Contenuto del poema “Gilgamesh e Agga”
Il poema inizia con l’arrivo a Uruk (città governata da Gilgamesh) di un’ambasceria proveniente da Kish (città governata da Agga). Quest’ultima voleva imporre alla città di Uruk di provvedere alla manutenzione degli acquedotti e dei canali necessari ad irrigare l’area meridionale della Mesopotamia.

Gilgamesh convocò quindi l’assemblea degli anziani e successivamente quella dei giovani guerrieri per decidere se sottomettersi alle richieste di Agga o se provocare una guerra per risolvere la disputa. Gli anziani preferendo la soluzione pacifica, consigliarono a Gilgameh di sottomettersi, mentre i giovani guerrieri reclamarono la guerra e l’indipendenza della città di Uruk. L’impavido Gilgameh seguì il consiglio dei giovani rigettando le pretese avanzate dagli ambasciatori venuti da Kish. In seguito a questa decisione Agga riunì il suo esercito e assediò la città di Uruk. La popolazione di Uruk si spaventò a tal punto da costringere Gilgamesh ad inviare un diplomatico per trattare con Agga ma il servo di Gilgamesh venne fatto prigioniero. Dalle mura di Uruk si sporse poi Zabardab, il generale a capo delle difese di Uruk. Agga credette che fosse Gilgamesh in persona ma il diplomatico in ostaggio gli spiegò che, qualora fosse stato il re di Uruk il, suo esercito alla sola vista ne sarebbe rimasto sconvolto. Subito dopo comparve in cima alle mura Gilgamesh nel suo splendore divino, mentre Enkidu (fedele amico e compagno di mille eroiche imprese) uscì fuori dalla porta dalla città assediata annunciando la presenza del suo re. Lo splendore e il nome divino di Gilgamesh atterrirono le armate nemiche, che caddero sconfitte alla sua sola vista. Gilgamesh si mostrò però magnanimo lasciando ad Agga la possibilità di fare ritorno a Kish.

Conclusioni

Rovine dell’antica città sumera di Uruk

Più di una domanda sorge spontanea: mentre Agga esercitava i suoi poteri a Kish, chi governava realmente sulla città di Uruk? forse Gilgamesh come descritto nel mito?
Gilgameh è un personaggio storico reale poi divinizzato? Oppure è semplicemente una figura mitologia della ricca letteratura mesopotamica?
Il poema “Gilgamesh e Agga” sembra essere inserito all’interno di un contesto storico reale. Agga ha realmente regnato nella città di Kish, così come suo padre Enmebaragesi prima di lui. Anche la città di Uruk è realmente esistita, dunque anche Gilgamesh potrebbe aver realmente governato la città di Uruk durante la stessa epoca.
Il testo esalta con toni propagandistici l’immagine di Gilgamesh inserendola all’interno di in contesto reale determinato da un plausibile conflitto tra la città di Kish e quella di Uruk. Questo mito potrebbe aver conservato la memoria di un evento storico che venne poi messo per iscritto in epoca successiva.
Quanto detto non basta a dimostrare che Gilgamesh abbia realmente governato nella città di Uruk e tanto meno che lo abbia fatto mentre Agga deteneva il potere a Kish, ma va ricordato che la città di Uruk esisteva già da circa 2000 anni quando il nome di Gilgamesh venne scritto per la prima volta su un documento, duemila anni in cui la memoria storica fu affidata al mito per essere conservata e tramandata alle successive generazioni. Quanti governatori si succedettero nell’arco di questo lunghissimo periodo che ha preceduto l’utilizzo della scrittura? I loro nomi si sono persi nel corso della storia? oppure sono stati conservati sotto forma di mito?
Le possibilità che Gilgamesh sia realmente esistito sono moltissime e lo stesso vale anche per altri personaggi ed eventi mitologici del passato. Considerare il mito al pari di una favola è sbagliato, in quanto esso, dietro alle sue esagerazioni e a i suoi simbolismi, nasconde le più antiche memorie del genere umano.

fonti:
http://etcsl.orinst.ox.ac.uk/section1/tr1811.htm
http://etcsl.orinst.ox.ac.uk/section2/tr211.htm
https://it.wikipedia.org/wiki/Gilgame%C5%A1

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Divulgatore storico esperto in archeoastronomia.