L’identità popolare e i convincimenti religiosi Assiro-babilonesi vennero definiti rielaborando l’enorme patrimonio culturale ereditato dalla civiltà sumera. La mitologia sumera venne riformulata in modo da soddisfare le esigenze culturali della nuova popolazione dominante e similmente a quanto avvenne in epoca romana con la mitologia greca molte divinità sumere furono rinominate. (Al di là delle evidenti similitudini con la mitologia sumera, alla mitologia babilonese appartengono anche divinità e miti propri, come il dio Marduk, patrono della città di Babilonia, ed il Poema della Creazione, l’Enûma Elish).
Assiri e Babilonesi riconobbero il valore storico e culturale dei testi sumeri sopravvissuti perciò produssero copie e traduzioni di quest’ultimi al fine di preservarli dalla distruzione. Queste etnie semitiche espressero i loro scritti e il loro parlato in lingua accadica, ciononostante mantennero in vita la scrittura sumera nell’ambito religioso così come fecero i popoli europei con il latino durante il Medioevo.

All’interno delle biblioteche dell’antica Mesopotamia si accumularono nell’arco dei secoli enormi quantità di scritti. Il vasto campionario letterale recuperato è stato studiato con grande attenzione e suddiviso in diverse categorie, tra le quali si distinguono: narrazioni mitologiche, cronache, inni religiosi, invocazioni, cosmogonie, documenti amministrativi e testi scientifici. Distinguere le cronache da mito, tuttavia, non è semplice come si potrebbe immaginare perché gli accadimenti storici vennero spesso contornati da fantasiose narrazioni mitologiche al fine di conferire alle divinità adorate il controllo sui destini dell’uomo. Nei testi sumeri e assiro babilonesi mitologia e storia si fondono in un’unica narrazione poiché il ricorso al sacro era necessario per dare un significato alle vicende umane, al senso della vita e alle cose che accadono in natura.

Area archeologica di Uruk, Iraq

Le gesta degli eroi (o mitici governatori) e il loro rapporto con il mondo divino rappresentano un tema ricorrente della letteratura mesopotamica. Un’altra consuetudine documentata fu quella di ambientare le narrazioni mitologiche all’interno di un contesto storico reale. Ad esempio citiamo “Enmerkar e il signore di Aratta“, un antico poema sumero che descrive l’introduzione della scrittura cuneiforme in Mesopotamia, attribuendo l’invenzione ad Enmerkar, un mitico sovrano di Uruk. Chiaramente non fu Enmerkar ad inventare la scrittura, l’evoluzione della scrittura cuneiforme è ben documenta, tuttavia il racconto va ad inserirsi all’interno di un ciclo epico incentrato sul conflitto, probabilmente reale, intercorso tra la città di Uruk e Aratta, una città-stato menzionata in diversi miti sumeri verosimilmente localizzata sui monti iranici che confinano con la Mesopotamia.

Uno dei testi più significativi della letteratura babilonese è l’Epopea di Gilgamesh, un’opera redatta in lingua accadica su dodici tavolette d’argilla attorno al 1200. a.C. rielaborando in un’unica narrazione i racconti mitologici della letteratura sumera incentrati sulle imprese del mitico sovrano di Uruk. Le vicende descritte nell’Epopea sono costellate da situazioni irreali e pertanto l’immagine di questo personaggio ha assunto un aspetto fortemente mitologico sebbene esistono buone ragioni per ipotizzare la sua reale esistenza passata. Questo poema mette in evidenza un’altro aspetto peculiare della mitologia mesopotamica: gli dei, similmente a quanto avviene nei rapporti umani, si arrabbiano, litigano, puniscono, si innamorano e a volte sono bugiardi, con ciò si può dire che la mitologia sumere non fa altro che riflettere nel sacro tutte le emozioni dell’uomo.

Gli inviati di Agga, figlio di Enmebaragesi”, o più semplicemente “Gilgamesh e Agga“, è un’altro testo babilonese di origine sumera ritrovato tra i resti della Biblioteca di Nippur. Questo è un mito molto affascinate, principalmente per le sue implicazioni storiche. In questo caso la figura di Gilgamesh viene inserita all’interno di un contesto storico probabilmente reale. Il testo descrive il conflitto intercorso tra la città di Uruk, governata da Gilgamesh e la città di Kish, governata da Agga. La reale esistenza di quest’ultimo è stata dimostrata da effettivi ritrovamenti archeologici, di conseguenza non è poi così assurdo ipotizzare che gli eventi descritti nel mito “Gilgamesh e Agga” siano stati ispirati da un contesto reale. Agga della dinastia di Kish, così come tutti gli altri governatori dell’antica Mesopotamia, dovette intraprendere delicati rapporti diplomatici con le città vicine che certamente non erano ben disposte alla sottomissione. Mentre Agga deteneva il potere a Kish, chi governava la città Uruk? Forse Gilgamesh.

traduzione in lingua inglese del poema “Gilgamesh e Agga”
http://www.piney.com/BabGilgAgga.html

Contenuto del poema “Gilgamesh e Agga”

Mito di ambientazione sumera “Gilgamesh e Agga”. Periodo antico-babilonese, 2000-1500 aC. Museo Sulaimaniya, Iraq. fonte immagine

Il poema inizia con l’arrivo a Uruk (città governata da Gilgamesh) di un’ambasceria proveniente da Kish (città governata da Agga). Quest’ultima voleva imporre alla città di Uruk di provvedere alla manutenzione degli acquedotti e dei canali necessari ad irrigare l’area meridionale della Mesopotamia. Gilgamesh convocò quindi l’assemblea degli anziani e successivamente quella dei giovani guerrieri per decidere se sottomettersi alle richieste di Agga o se provocare una guerra per risolvere la disputa. Gli anziani, preferendo la soluzione pacifica, consigliarono a Gilgameh di sottomettersi, mentre i giovani guerrieri reclamarono la guerra e l’indipendenza della città di Uruk. L’impavido Gilgamesh seguì il consiglio dei giovani rigettando le pretese avanzate dagli ambasciatori venuti da Kish. In seguito a questa decisione Agga riunì il suo esercito e assediò la città di Uruk. Gilgamesh, accontentando il volere del popolo spaventato dall’assedio, inviò un diplomatico che potesse concordare con Agga la risoluzione pacifica del conflitto, ma il servo venne fatto prigioniero. Dalle mura di Uruk si sporse poi Zabardab, il generale a capo delle difese di Uruk. Agga credette che fosse Gilgamesh in persona ma il diplomatico in ostaggio gli spiegò che, qualora fosse stato il re di Uruk, il suo esercito alla sola vista ne sarebbe rimasto sconvolto. Subito dopo comparve in cima alle mura Gilgamesh nel suo splendore divino, mentre Enkidu (fedele amico e compagno di mille eroiche imprese) uscì fuori dalla porta dalla città assediata annunciando la presenza del suo re. Lo splendore e il nome divino di Gilgamesh atterrirono le armate nemiche che caddero sconfitte alla sua sola vista. Gilgamesh si mostrò però magnanimo lasciando ad Agga la possibilità di fare ritorno a Kish.

Considerazioni
Questa narrazione trasporta una vicenda umana all’interno del mito, attribuendogli un valore quasi propagandistico. Il conflitto scaturito dalla disputa su chi dovesse provvedere alla manutenzione dei canali (da cui dipendevano le economie agricole di una determinata regione della Bassa Mesopotamia nella prima metà del III millennio a.C.) venne risolta da Gilgamesh, un sovrano descritto in letteratura come semi-divino. Ovviamente nessun conflitto si sarebbe mai potuto risolvere nel modo descritto, ma probabilmente il sovrano ebbe un ruolo importante nel determinare l’esito positivo dei contrasti che coinvolsero queste due città. Un altro elemento rilevante riguarda il fatto che Agga viene nominato nella Lista reale sumerica come ultimo governatore della dinastia di Kish, aggiungendo che Kish fu distrutta e che la sovranità fu spostata ad Uruk. Gilgamesh viene invece nominato come quinto governatore della prima dinastia di Uruk, prima di lui vengono elencati Dumuzi, Lugalbanda, Enmerkar e il padre fondatore Meskiaggasher, tutti sovrani mitici non ancora collegati a personalità storiche reali.
I poemi e le narrazioni sumere recuperate furono redatti in epoca tarda, certamente non prima della III dinastia di Ur (periodo neo-sumero, circa 2100-2000 a.C.), mentre gli eventuali fatti reali che hanno ispirato la composizione degli scritti sono da collocare attorno al 2700 a.C., periodo a cui risalgono i reperti archeologici che hanno collegato Agga ad un personaggio storico realmente esistito. La prima personalità storica della Mosopotamia ad essere confermata da effetti ritrovamenti archeologici è Enmebaragesi di Kish (2700 a.C.), il padre di Agga. Il suo nome venne ritrovato inciso su frammenti di vasi trovati a Nippur. All’epoca di Agga si stava completando la traformazione della scrittura ideografica in caratteri cuneiformi perciò veniva utilizzata esclusivamente per fini amministrativi, per esempio per registrare la quantità e la suddivisione dei raccolti agricoli e la distribuzione dei capi di bestiame. L’epoca storica inizia con l’introduzione della scrittura (nella sua forma complessa). Tutti gli eventi accaduti prima di questa innovazione si confondo inevitabilmente con il mito siccome non si disponeva di uno strumento che potesse conservare le informazioni inalterate nel tempo e con esse anche i nomi di coloro che detennero il potere nei diversi centri abitati che fiorirono in tutto il vicino oriente al termine della rivoluzione neolitica e durante tutta la prima fase di urbanizzazione. L’evoluzione della scrittura cuneiforme avvenne nel corso del III millennio a.C., prima di allora il sapere veniva tramandato oralmente attraverso il mito. Dalle narrazioni sumere emergono perciò realtà storiche rivestite di sacralità, tramandate nel tempo per mantenere in vita l’identità culturale e religiosa di questo popolo.
Pensando a Gilgamesh e a tutti gli altri mitici re della letteratura Mesopotamica, come Enmerkar o Dumuzi, la cui esistenza non è stata dimostrata da effettivi ritrovamenti archeologici, non possiamo essere certi del fatto che questi siano soltanto personaggi mitologici, in quanto è possibile che questi nomi, tramandati attraverso il mito, conservino il ricordo di coloro che detennero il potere nei centri urbani tra il IV e il III millennio a.C..

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Divulgatore storico esperto in archeoastronomia.